• Fotovoltaico sui tetti contro i picchi estivi: quanto può compensare

    venerdì 3 luglio 2026

    Uno studio sull’Italia valuta quanto il fotovoltaico domestico possa contenere l’aumento della domanda elettrica dovuto al raffrescamento. Analizza dati Arera, Gse e proiezioni climatiche per stimare l’evoluzione dei consumi residenziali e l’effetto del FV sui prelievi dalla rete entro il 2050.

    L’aumento delle temperature potrebbe far crescere la domanda da raffrescamento di circa 2-3 TWh all’anno, circa il 5% dei consumi residenziali nel 2023. Senza FV, l’incremento sarebbe di circa 1,6 TWh nel 2030 e 2,8 TWh nel 2050; con maggiore diffusione del FV sui tetti, risulterebbe di 1,3 TWh nel 2030 e 1,5 TWh nel 2050.

    Il FV ridurrebbe i prelievi di rete: 0,5 TWh nel 2030, 0,8 TWh nel 2040 e 1,2 TWh nel 2050. Nel dettaglio, i consumi per comfort termico salirebbero a 7,6 TWh nel 2030 con l’attuale diffusione del FV ma a 7,3 TWh con diffusione maggiore; nel 2040 sarebbero 8,3 vs 7,5 TWh; nel 2050 8,8 vs 7,5 TWh.

    I benefici non sono uniformi: Nord e isole hanno riduzioni più consistenti. Sicilia e Veneto mostrano tra le zone migliori, mentre Lombardia e Lazio hanno benefici meno marcati. Le aree Centro-Sud, fortemente esposte al caldo ma con penetrazione FV bassa, sono le più problematiche, con Milano tra i grandi centri coinvolti.

    Le stime comportano incertezza: modelli climatici diversi danno 2050 tra 5,9 e 8,5 TWh di domanda per comfort termico, e l’apporto del FV a ridurre i prelievi tra 0,9 e 1,4 TWh. Inoltre, i calcoli si basano su dati di Brescia, non necessariamente rappresentativi dell’intero Paese. Nel 2026, un’ondata di caldo ha spinto la domanda a picchi oltre 55 GW e causato disservizi locali in varie città, evidenziando l’urgenza di interventi sulle reti.