• Finanze pubbliche robuste nel cammino europeo verso la neutralità climatica

    venerdì 3 aprile 2026

    Uno studio della Commissione europea sostiene che la transizione energetica verso tecnologie pulite non mette a rischio la sostenibilità delle finanze pubbliche. L’analisi valuta gli effetti diretti su entrate, spese e saldi di bilancio, includendo anche gli impatti indiretti. Le entrate dai combustibili fossili diminuiranno, mentre quelle dalla tassazione della CO2, tramite ETS e CBAM, cresceranno nel medio termine e poi diminuiranno man mano che l’economia si decarbonizza.

    L’ETS fissa un prezzo al carbonio ed è destinato a estendersi a nuovi settori, tra cui edilizia e trasporti stradali (ETS 2). Alcuni Stati membri criticano l’ETS e Bruxelles ha proposto misure per sostenere la liquidità del mercato e impedire prezzi eccessivi delle quote. Grazie alla CBAM, i proventi della CO2 includono entrate dalle importazioni di beni come acciaio e cemento.

    I proventi complessivi della CO2 dovrebbero raggiungere picchi nel 2030-2035. Gli effetti indiretti sulle entrate e sulle spese pubbliche saranno probabilmente modesti, influenzati da variazioni di occupazione, consumo privato e investimenti.

    Lo studio confronta due scenari: neutralità climatica e mitigazione limitata, utilizzando i modelli macroeconomici GEM-E3 ed E3ME. In entrambi i casi i risultati indicano impatti contenuti: le politiche climatiche hanno apporti di entrate significativi, che nel medio termine superano l’1% del PIL entro il 2035.

    Una differenza tra i modelli riguarda l’effetto sul PIL: secondo E3ME la transizione stimola una crescita superiore grazie agli investimenti verdi, migliorando le finanze pubbliche e permettendo trasferimenti alle famiglie. La transizione richiederà risorse pubbliche ingenti per promuovere tecnologie a basse emissioni, ma il progetto prevede che il debito pubblico resti stabile grazie a aggiustamenti fiscali o trasferimenti alle famiglie.