Fase avanzata per il ddl sulle aree idonee e gestione energetica in Piemonte
giovedì 26 marzo 2026
La Giunta regionale del Piemonte approverà il 30 marzo una delibera con il disegno di legge sulle ulteriori aree idonee, previsto dal Dl 175/2025, convertito in legge 4/2026. L’obiettivo è individuare aree antropizzate e compromesse, evitando i suoli agricoli.
L’assessore all’Energia, Matteo Marnati, aveva spiegato in dicembre che puntare sulle aree antropizzate basterebbe a superare gli obiettivi di rinnovabili; l’obiettivo non è utilizzare i suoli agricoli.
Il 25 marzo Marnati ha aggiornato le commissioni Ambiente e Attività produttive sulle statistiche energetiche: nel 2024 la generazione elettrica è cresciuta del 7,6%, trainata da idroelettrico e fotovoltaico, con una riduzione della produzione termoelettrica e della dipendenza da gas e petrolio.
Oltre il 55% dei consumi elettrici regionali è coperto da fonti rinnovabili, mentre i consumi complessivi restano stabili.
Nel 2023 i consumi energetici si sono ridotti del 3%, toccando i minimi storici; la dipendenza energetica dall’esterno resta oltre l’80%, in lieve calo. Il settore civile è il principale utilizzatore, seguito da trasporti e industria.
L’allarme di Confindustria Piemonte, segnalato da Andrea Amalberto, è che il caro energia possa mettere in ginocchio i comparti produttivi regionali. Le soluzioni proposte includono una maggiore spinta sull’idroelettrico e una strategia energetica nazionale a medio-lungo periodo.
Secondo Marnati, i dati indicano un Piemonte in evoluzione: minori consumi nel 2023 e un progressivo ridimensionamento dei fabbisogni, accompagnati da una maggiore efficienza e cambiamenti comportamentali; le rinnovabili migliorano l’emissioni e la qualità dell’aria.
In Italia, il rapporto Legambiente su methane e mitigazione delle emissioni mostra che il 46% delle emissioni di metano proviene dall’agricoltura, soprattutto allevamenti intensivi e riso. Il Piemonte è al secondo posto tra le regioni per emissioni agricole: 114.000 tonnellate all’anno, dopo la Lombardia (230.000), e prima di Emilia-Romagna e Veneto (82.000 ciascuna).