• Extraprofitti petroliferi: piste europee e voci italiane

    lunedì 24 agosto 2026

    Dopo un weekend di fuoristrada e rientri, il dibattito politico si è incentrato su due misure: la proroga dello sconto di 17 centesimi sulle accise del gasolio fino al 26 agosto e la proposta di tassare gli extraprofitti delle aziende petrolifere. Il primo provvedimento è una misura emergenziale che attinge circa 21 milioni di euro dall’extragettito IVA per contenere i prezzi alla pompa durante la stagione estiva.

    La proposta di tassare gli extraprofitti è di natura comunitaria: sei Paesi, tra cui Italia, Austria, Polonia, Spagna e Portogallo, hanno scritto alla presidenza di turno UE per valutare l’opzione in vista dell’Ecofin di settembre, con l’obiettivo di tagliare i margini sui prodotti raffinati giudicati elevati rispetto all’andamento del prezzo del greggio. La Germania guida l’iniziativa e ReCommon ha promuovuto una petizione per una tassa vera sui profitti fossili.

    Analisti ed economisti si dividono sulle possibili soluzioni. Marco Leonardi sostiene che ridurre le accise non basta e che tassare gli extraprofitti non elimina l’aumento del prezzo alla pompa, perché il prezzo dipende in parte dal margine di raffinazione e da fattori come il benchmark Platts. Propone invece un tetto dinamico al margine di raffinazione legato ai benchmark internazionali, simile a un price cap europeo sul gas del 2022. Da parte sua, Daniel Yergin segnala che le tasse sugli extraprofitti hanno storicamente fallito, evidenziando che la crisi attuale dipende più dalla limitata capacità di raffinazione europea che dalla disponibilità di greggio.

    Una lettura comune è che, seppure utile, la tassa sugli extraprofitti da sola non basta: serve un meccanismo comunitario rapido, orientato a ridurre il consumo di petrolio e a limitare la trasferibilità dei margini agli utenti. In questo senso l’UE dovrebbe agire prima delle prossime emergenze e privilegiare strumenti comuni piuttosto che misure nazionali frammentate, che lasciano spazio alle aziende per aggirarli.

    Secondo l’analisi di Transport & Environment, nei primi sei mesi del 2026 otto grande compagnie hanno accumulato circa 7,5 miliardi di euro di extraprofitti in Europa, con l’Italia al quinto posto. Paesi con alta penetrazione di veicoli elettrici sono meno esposti agli aumenti. Le raccomandazioni puntano su un meccanismo UE automatico per gli extraprofitti, destinare le entrate a politiche di riduzione del consumo di petrolio e preferire una tassazione europea rispetto a una serie di misure nazionali. Alcuni, come Elly Schlein, chiedono invece una tassazione immediata a livello nazionale.