Europa e la sfida della manifattura verde: tra protezione e opportunità
martedì 12 maggio 2026
L’Industrial Accelerator Act mira a collegare decarbonizzazione e manifattura europea, usando strumenti pubblici per spingere la produzione in UE. L’obiettivo è far salire la manifattura al 20% del PIL entro il 2035, rispetto al 14,3% attuale.
Si punta su appalti pubblici, aste, agevolazioni e investimenti esteri per favorire prodotti di origine UE o a basse emissioni. S'intendono settori chiave come acciaio, cemento, alluminio, batterie, fotovoltaico, eolico, pompe di calore, idrogeno, nucleare e mobilità elettrica.
Durante un webinar della Florence School of Regulation sono emerse fragilità: la domanda pubblica potrebbe non bastare a stimolare investimenti. Le regole di origine sono complesse, le deroghe sui costi rischiano di svuotare l’impianto e le filiere restano costose.
La transizione verde è anche una questione di sicurezza economica e geopolitica. L’UE vuole ridurre le emissioni senza creare nuove dipendenze industriali, soprattutto dalla Cina.
Il primo pilastro riguarda acciaio, cemento e alluminio, materiali essenziali per infrastrutture ed energia. Si cercano mercati guida: domanda pubblica per materiali a basse emissioni o di origine europea per stimolare investimenti. La definizione di origine UE è complessa: potrebbe includere paesi con accordi di libero scambio o adesione al GPA; la Cina resta esclusa per ora, altri partner sono valutati dalla Commissione secondo la reciprocità.
Il secondo pilastro modifica il Net-Zero Industry Act per batterie, PV, eolico, pompe di calore, nucleare e idrogeno. Gli incentivi saranno accessibili solo a progetti che rispettano requisiti di origine europea o contenuto locale; in settori come PV e batterie, la competizione con la Cina aumenta i costi e i tempi.
Dal 2028, i veicoli aziendali potrebbero avere sovvenzioni solo se prodotti Made in the EU, con assemblaggio nell’Unione e contenuti minimi. Investimenti esteri superiori a 100 milioni in settori strategici potrebbero richiedere joint venture, trasferimento tecnologico, reinvestimenti in R&D e una quota significativa di lavoratori europei.
In sintesi, l’IAA segna una svolta verso una politica industriale mirata e resiliente. Potrebbe aumentare domanda e proteggere filiere, ma è complesso e rischia di rialzare i costi se le deroghe diventano abituali. Il testo deve superare Parlamento e Consiglio per trasformare il prodotto europeo in capacità reale.