Energia sul lago: una strategia per il Trasimeno
sabato 22 agosto 2026
Il lago Trasimeno è in crisi idrica: l’acqua è scesa di 191 cm sotto lo zero idrometrico e potrebbe arrivare a -200 entro fine mese. La Regione Umbria valuta una soluzione sperimentale con fotovoltaico galleggiante, accompagnata da interventi per lo stoccaggio idrico.
L’assessore all’Energia Thomas De Luca descrive una strategia che punta sui pannelli sullo specchio d’acqua: riducono l’evaporazione, come indicato da studi tra cui il rapporto della Banca Mondiale del 2019. La riduzione stimata va da 0,8 a 2,2 metri cubi all’anno per ogni metro quadro coperto, con benefici anche per la biodiversità grazie a micro‑habitat creati.
Impianti galleggianti consolidati all’estero, come quello della diga Hapcheon in Corea del Sud, dimostrano che la tecnologia è praticabile anche in contesto paesaggistico. Parallelamente si lavora per aumentare l’apporto idrico collegando il Trasimeno con l’invaso toscano di Montedoglio e si avvia un piano integrato per interconnettere il lago ad altri corsi d’acqua (Chiascio, Niccone) e costruire bacini di stoccaggio artificiali.
Il progetto Basin4energy, presentato in occasione della Cop30 2025, mira al recupero di invasi collinari abbandonati e al potenziamento di quelli esistenti per creare sistemi di pompaggio idroelettrico e migliorare la gestione dell’acqua.
L’intero approccio è presentato come necessario: senza interventi, con i cambiamenti climatici, il prosciugamento sarebbe inevitabile. L’esigenza è di un’azione integrata che contemperi vincoli ambientali e autorizzazioni, pur riconoscendo che il fotovoltaico galleggiante può essere una componente utile della soluzione.
Legambiente Umbria sostiene questa tecnologia come parte della strategia per trattenere l’acqua nel lago e produrre energia rinnovabile, ricordando però che ogni applicazione va valutata nell’ambito delle procedure ambientali.
Dal lato mercato, QualEnergia.it evidenzia una crescita della domanda e una normativa favorevole a impianti sotto i 10 MW, ma permane incertezza su applicazione, ritorni economici rispetto al solare a terra e limiti di rete. Esperti del settore indicano che il costo extra del galleggiamento è diminuito (circa 20–30% in più rispetto all’onshore, prima era 40–50%), ma resta una componente da giustificare.