• Energia Release 2.0: l’asta resta competitiva anche se metà volumi è già coperta

    mercoledì 29 aprile 2026

    L’asta Energy Release 2.0 si avvicina e il mercato si aspetta una procedura competitiva “magra”, con una quota rilevante del contingente già assorbita dagli accordi bilaterali chiusi tra energivori e produttori nei mesi scorsi. Il premio d’aggiudicazione sarà un riferimento anche per la fase post gara.

    Analisti e relatori al webinar organizzato da Net Zero Milan e QualEnergia.it hanno evidenziato che oltre la metà dei volumi è già vincolata con accordi bilaterali. Voci significative indicano volumi ben oltre il 50% coperti, quindi la parte restante da mettere a gara potrebbe essere inferiore a 12 TWh su 24 TWh disponibili.

    L’esito dell’asta agirà da benchmark di mercato per valutare quanto il pacchetto economico dell’Energy Release sia attraente, considerando elementi come clawback, vincolo di lunga durata, rischio esecutivo e garanzie. Premi iniziali nei primi accordi bilaterali si aggiravano tra 6 e 9 €/MWh ma hanno tensionato al ribasso con la maturazione del mercato; volumi maggiori di 1 TWh hanno visto sconti di 1–1,5 €/MWh. Anche le Garanzie di Origine influenzeranno gli economics finali, essendo il prezzo di riferimento espresso al lordo del valore GO.

    Per i produttori il fattore tempo resta cruciale: le snodi principali riguardano la connessione alla rete e i tempi di realizzazione. Nuove sottostazioni Terna possono richiedere 18–24 mesi; nuove linee di collegamento richiedono 3–4 mesi per chilometro. È essenziale anticipare attività tecniche normalmente riservate al secondary permitting (rilievi, caratterizzazioni, predimensionamenti) per arrivare alla fase realizzativa con progetti davvero “ready to build”.

    Il tema del clawback e dei progetti con vita utile fino a 40 anni resta centrale. Simulare economics su orizzonti lunghi implica considerare repowering o ammodernamenti futuri: l’estensione contrattuale per gestire il clawback può risultare più efficiente della liquidazione immediata, a seconda della struttura del progetto e delle aspettative di mercato.

    Il mercato PPA resta rallentato ma non fermo: molti offtaker hanno messo in pausa nuove trattative per concentrarsi sul meccanismo Gse. Energy Release copre circa il 50–70% della produzione necessaria, mentre la quota residua è spesso coperta da PPA privati, più flessibili. Dopo l’asta ci si aspetta PPA più selettivi per le quote residuali.

    In conclusione, l’Energy Release è competitivo per alcuni profili di asset ma non universale. Impianti molto esposti al merchant, come PV nel Sud e sulle isole (es. Sicilia), possono trovarlo più conveniente rispetto ad altri scenari. Per altri investitori, soprattutto con orizzonti brevi o strategie di flip, la combinazione di vincoli a lungo termine e complessità potrebbe ridurne l’attrattiva. Una pipeline significativa di progetti resta comunque potenzialmente candidabile, con spostamenti tattici da Fer X verso Energy Release per asset che ne trarrebbero maggiore beneficio.