Energia pulita: una cornice comune tra nucleare e rinnovabili
venerdì 10 luglio 2026
Una lettera congiunta firmata da quindici Paesi della Nuclear Alliance, tra cui Italia, Francia, Svezia, Polonia, chiede alla Commissione Europea di spostare l’attenzione dai target vincolanti sulle rinnovabili verso un obiettivo generale di energia pulita e di creare un contenitore tecnologico neutro che includa anche nucleare e altre tecnologie low-carbon.
La nota, presentata al margine del Consiglio Energia del 26 giugno 2026, guarda al periodo post-2030 e all’assetto che guiderà la transizione verso il 2040 e la neutralità al 2050. I firmatari ritengono che la transizione possa rafforzare l’autonomia strategica e ridurre la dipendenza dalle importazioni fossili, oltre a contenere la volatilità dei prezzi. L’Europa resta comunque esposta a importazioni di combustibili fossili, che rappresentano oltre la metà del consumo energetico e costano enormemente (circa 340 miliardi di euro nel 2025).
Il punto centrale è costruire una cornice semplice, flessibile e coerente basata su un obiettivo generale di energia pulita e su un approccio tecnologicamente neutrale. Si propone di sostituire i target quantitativi specifici per le rinnovabili con un contenitore in cui ogni Stato possa scegliere il mix ritenuto più efficace per decarbonizzare.
Suggerire una neutralità tecnologica comporta però il rischio che la pressione politica sui target Fer si indebolisca. Oggi l’obiettivo al 2030 prevede almeno il 42,5% di rinnovabili sui consumi finali lordi, con l’ambizione di arrivare al 45%. Una cornice troppo elastica potrebbe rendere difficile verificare i reali contributi dei Paesi e rallentare la pianificazione di reti, autorizzazioni e investimenti.
Le tecnologie disponibili oggi come eolico, fotovoltaico, pompe di calore, reti e accumuli sono già commercialmente diffuse; il nucleare, pur presente in alcuni Paesi, comporta orizzonti più lunghi e rischi su costi, autorizzazioni, approvvigionamento e gestione dei rifiuti. Mettere tutto in un’unica etichetta rischia di ridurre l’attenzione sulle rinnovabili e rallentare la decarbonizzazione, con conseguenze climatiche, economiche e geopolitiche.