• Energia pulita e crescita: la Cina riformula il piano quinquennale 2026-2030

    martedì 17 marzo 2026

    Il 15° piano quinquennale 2026-2030, approvato a marzo, accelera l’espansione delle rinnovabili e delle reti, ma fissa obiettivi climatici più prudenti e non introduce limiti espliciti al carbone. Pechino considera la transizione energetica parte integrante della crescita economica e della strategia industriale, puntando su solare, eolico, accumulo e infrastrutture avanzate.

    Gli obiettivi principali includono una riduzione del 17% delle emissioni di CO2 per unità di PIL entro il 2030; una quota di energia non fossile al 25% dei consumi entro il 2030; oltre 420 GW di capacità di trasmissione da ovest verso est; circa 100 GW di eolico offshore, 100 GW di pompaggio idroelettrico e 110 GW di nucleare entro il decennio. Alcuni numeri compaiono nei box tecnici del documento.

    È importante notare che la quota del 25% è calcolata sull’energia primaria, cioè prima della conversione in elettricità. Le rinnovabili hanno minori perdite di trasformazione, quindi l’apporto reale delle fonti verdi nel sistema finale può essere superiore a quello apparente.

    Il piano non prevede una riduzione rapida del carbone: si mira a raggiungere il picco del consumo di carbone e petrolio senza data fissa, promuovendo l’uso pulito ed efficiente dei fossili per garantire sicurezza energetica e stabilità economica, anche in presenza di volatilità globale. Il carbone resta come assicurazione per picchi di domanda.

    Nel passato la Cina ha superato obiettivi ambiziosi: ad esempio, l’obiettivo di 1.200 GW per eolico e fotovoltaico entro il 2030 è stato raggiunto nel 2024; e nel 2025 le auto elettriche o plug‑in hanno superato il 50% delle vendite. Questi esempi mostrano che i target prudenti possono essere superati con investimenti e innovazione.

    La transizione è anche politica industriale: fotovoltaico, batterie, veicoli elettrici e sistemi di accumulo sono settori chiave per crescita e competitività globale. Il piano indica la necessità di evitare sovrainvestimenti e guerre di prezzo, proponendo monitoraggio della capacità, allerta precoce e uscita ordinata di impianti inefficienti, senza interventi mirati sui singoli comparti.

    In sintesi, la Cina continuerà a guidare la transizione energetica globale: resta il maggior emettitore, il più grande produttore di tecnologie pulite e il mercato elettrico più vasto. Adotta una strategia pragmatica, volta a sostenere crescita e innovazione, non a una decarbonizzazione rapida. L’equilibrio tra clima, sicurezza energetica e politica industriale continuerà a guidare la traiettoria globale.