Energia più pulita, meno gas: indicazioni europee per l’Italia
venerdì 5 giugno 2026
L’UE segnala un problema strutturale per l’Italia: elettricità cara causata dalla dipendenza dal gas e da una crescita lenta delle rinnovabili. Le raccomandazioni economiche del 2026 puntano su rinnovabili, stoccaggio, reti, meno oneri sull’elettricità e piena attuazione del Testo Unico sulle autorizzazioni.
La Commissione invita a riforme strutturali del sistema energetico, non a misure tampone. Accelerare rinnovabili e accumuli è chiave per abbassare i prezzi e facilitare l’elettrificazione di famiglie e imprese. Strumenti chiave: aste per rinnovabili e storage, e piena applicazione del Testo Unico a livello regionale.
Autorizzazioni e territori: c’è disomogeneità tra Regioni, soprattutto al Sud, su digitalizzazione e decisioni. Si chiedono strumenti di semplificazione (Italia Semplice, Sportello Unico) e sostegno centrale o consorzi tra enti. Se il Testo Unico resta solo teorico, l’attuazione fallisce.
Oneri, reti e flessibilità: Bruxelles propone di razionalizzare tasse e oneri sull’energia per sostenere l’elettrificazione e potenziare la rete, ridurre le congestioni e proteggere le bollette. Va incentivata la flessibilità non fossile (storage, gestione domanda) e le interconnessioni transfrontaliere.
Il Patto di stabilità: si valuta una flessibilità fino allo 0,3% del PIL all’anno (0,6% cumulativo) per investimenti energetici nel 2026-2028, con stima di circa 6,8-13 miliardi all’anno per l’Italia. Interventi ammessi: reti, accumuli, efficienza, produzione pulita, batterie, fotovoltaico e veicoli elettrici; esclusi sussidi ai fossili.
No a sconti generalizzati: interventi temporanei e mirati a famiglie vulnerabili o imprese ad alta intensità energetica, compatibili con il bilancio UE. I costi potrebbero restare tra 0,1% e 0,3% del PIL se protratti oltre il 2026.
Fisco, clima e fondi UE: ridurre sovvenzioni dannose; tassazione dei veicoli in base alle emissioni, con attenzione alle aree urbane. L’Italia è tra i paesi più esposti ai rischi climatici; servono oltre 10 miliardi all’anno per l’adattamento fino al 2050, con pianificazione e soluzioni basate sulla natura. Occorre migliore utilizzo dei fondi di coesione e del Fondo per la Transizione Giusta entro fine 2026.
Insomma: non basta la risposta emergenziale. Occorre ridurre il gas, accelerare rinnovabili e storage, rafforzare le reti, togliere ostacoli fiscali all’elettrificazione e usare meglio i fondi UE. L’obiettivo è trasformare le riforme in attuazione concreta.