• Energia italiana: tra decarbonizzazione e nuove certezze

    giovedì 21 maggio 2026

    Il disegno di legge delega sul nucleare è pronto per l’esame in aula alla Camera il 26 maggio, dopo l’approvazione di quasi 500 emendamenti nelle commissioni. Contemporaneamente una mozione di maggioranza in Senato indica obiettivi prioritari: diversificazione delle fonti, disaccoppiamento dei prezzi e interventi tampone come ulteriori tagli alle accise sui carburanti, in scadenza a breve.

    La mozione spinge anche la prosecuzione delle trattative con Bruxelles per ottenere una deroga al Patto di stabilità per le spese energetiche. Il ministro Giorgetti, al G7 Finanza, ha spiegato che esistono diverse strade e che la National Escape Clause potrebbe estendersi al settore energetico; resta in agenda una possibile conferma dell’agevolazione sulle accise il 22 maggio.

    Altre richieste della mozione includono il rafforzamento della filiera energetica nazionale, con sostegno alla produzione di componenti per rinnovabili, idrogeno, reti e tecnologie nucleari innovative, anche tramite partenariati pubblico-privati. Si propone di accelerare le rinnovabili in modo pragmatico, integrandole con il gas come fonte di transizione e valutando i piccoli reattori modulari (SMR).

    È prevista anche la possibilità di autocandidature per localizzare impianti di stoccaggio temporaneo o smaltimento di rifiuti radioattivi, subordinata a nuove valutazioni ambientali strategiche. Il governo dovrà includere scenari nucleari nel programma energetico nazionale, mantenendo la neutralità tecnologica tra diverse soluzioni.

    Il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin ha espresso ottimismo sull’iter entro l’estate, con norme attuative entro fine anno. Le modifiche approvate includono: inserire la fusione nel piano nucleare, estendere l’uso del nucleare al settore marittimo, garantire neutralità tecnologica, pianificare gli scenari nucleari e includere fabbricazione e riprocessamento del combustibile tra gli elementi da disciplinare.

    Fonti esterne mostrano scetticismo sul ritorno all’atomo: esperti ritengono che il contributo del nucleare al mix energetico sia limitato e che la crescita futura dipenda soprattutto da rinnovabili, reti, accumulo ed elettrificazione. Anche in scenari favorevoli, l’impatto sui prezzi sarebbe contenuto e la politica sul nucleare potrebbe rispondere più a interessi industriali che a necessità immediate.