Energia in Sardegna: prezzo negativo e sfide di rete
venerdì 30 ottobre 2026
Nella settimana del 19-25 ottobre 2026, in Sardegna il prezzo zonale dell’elettricità è sceso a -0,10 €/MWh. La media settimanale è stata di 197,67 €/MWh, contro 247,73 €/MWh al Nord e 241,56 €/MWh nel Centro-Sud. Il divario di circa 50 €/MWh indica una sovrabbondanza di energia prodotta da rinnovabili che l’isola fatica a assorbire ed esportare, limitando i benefici per i consumatori.
Durante la settimana, le vendite rinnovabili sul mercato day-ahead sono cresciute del 46,2%, con l’eolico in forte aumento e il fotovoltaico in diminuzione. L’energia a basso costo riduce i prezzi quando la domanda locale è bassa e la rete è saturo; i collegamenti interzonali hanno limiti fisici. Secondo i dati GME, l’esportazione verso il continente è stata al limite nel 97,6% degli intervalli, con saturazione nel 47,3%.
Le vie principali di scambio sono SAPEI, con 1.000 MW verso il Lazio, e SACOI, tra Sardegna, Corsica e Italia. Un guasto su SACOI nel 2025-2026 ha rallentato i trasferimenti; non è chiaro quanto l’indisponibilità abbia contribuito ai limiti di esportazione rilevati a fine ottobre.
Il Tyrrhenian Link di Terna, due cavi DC da 1.000 MW ciascuno, aumenterà la capacità di scambio. L’opera marittima è avanzata: il ramo Campania-Sicilia è quasi completo, quello Sicilia-Sardegna ha una parte in servizio; l’attivazione completa è prevista entro il 2028. Una maggiore interconnessione potrebbe innalzare i prezzi sardi durante le esportazioni, oppure contenerli quando importano energia esterna a prezzi convenienti nelle ore serali; non garantisce però una riduzione automatica.
Secondo scenari Terna-Snam, entro il 2030 la Sardegna potrebbe avere circa 6,1 GW di fotovoltaico ed eolico installati e accumuli vicini ai 7,9 GWh, con esportazioni nette che potrebbero variare tra 1,8 e 5,1-8,6 TWh a seconda degli scenari. Le stime indicano circa 8,9 GW di potenza rinnovabile totale tra 2021 e 2030, ma permangono ostacoli autorizzativi e ritardi che potrebbero ritardare la transizione e l’uscita dal carbone.
Il prezzo all’ingrosso non coincide automaticamente con la bolletta. Uno studio del FREE segnala potenziali risparmi: in uno scenario 100% rinnovabile al 2030, una famiglia tipo potrebbe risparmiare circa il 20% sui costi energetici, e il prezzo zonale potrebbe scendere fino al 39% rispetto al 2024. I benefici dipendono dall’effettiva trasmissione ai consumatori; servono reti, accumuli e diffusione della generazione distribuita per rendere concreti i risparmi, oltre a misure che garantiscano i risparmi a chi paga la bolletta.