Energia in Europa: tra sollievi immediati e sfide per la domanda
lunedì 25 maggio 2026
La crisi energetica provocata dalla guerra ha messo in luce contraddizioni europee: misure nazionali emergenziali hanno puntato soprattutto su scorte petrolifere, tagli fiscali e aiuti ai consumatori, rafforzando temporaneamente la dipendenza dai fossili invece di ridurla. L’Italia è tra i casi più evidenti.
La Commissione europea descrive misure variegate ma sbilanciate: molte azioni mirano a scorte, tagli di accise, tetti ai prezzi e sussidi diretti; politiche strutturali per efficienza, rinnovabili e riduzione duratura della domanda sono meno diffuse e concentrate in pochi Paesi.
La risposta immediata è stata abbassare il prezzo alla pompa: rilasci di scorte e riduzioni fiscali. L’Italia ha tagliato diesel di 0,20 €/l e benzina di 0,05 €/l, insieme a crediti d’imposta per settori particolari. AccelerateEU invita interventi rapidi ma mirati, che conservino il segnale di prezzo e la spinta verso la decarbonizzazione.
Il segnale di mercato è cruciale: controlli sui prezzi possono dare sollievo a breve ma non risolvono la causa, rischiando di mantenere alta la dipendenza se non accompagnati da riduzioni della domanda e da alternative. Un tetto dinamico basato su indici di mercato è una strada utile, anche se sfidante.
Misure regolatorie dentro il mercato: Germania, Repubblica Ceca e Polonia hanno combinato scorte, tasse temporanee e tetti o limiti ai prezzi con sanzioni, cercando di frenare extraprofitti. L’eccessiva rigidità potrebbe però spezzare l’orientamento prezzo-offerta e rallentare investimenti.
La componente sociale privilegia aiuti mirati ai redditi bassi, non sussidi generici. Eppure pochi paesi usano l’emergenza per cambiare sistema: Spagna e Portogallo puntano su efficienza, rinnovabili e reti, mentre resta forte la dipendenza dai fossili. Per avanzare serviranno politiche che spostino la domanda verso risparmi e zero emissioni.