Energia in bilico tra conflitto e negoziati
martedì 26 maggio 2026
Finora la cosiddetta peggiore crisi energetica della storia è rimasta sostenibile, ma restano elevate le incertezze sulla durata del conflitto in Medio Oriente. Secondo analisti, l’impatto non è stato così grave come temuto perché i mercati hanno agito come se il conflitto potesse finire presto, la domanda di petrolio è diminuita e i Paesi hanno sfruttato le proprie riserve.
Il futuro dipende dagli esiti dei negoziati Usa-Iran. Ci sono segnali di progresso, ma la firma non è vicina. Le questioni principali sono: sanzioni e beni iraniani, impegno a non cercare un’arma nucleare, riapertura del passaggio via Hormuz e fine delle ostilità in Libano. La situazione politica interna rallenta la trattativa, e la chiusura di Hormuz sta già provocando costi economici.
Evoluzione dei prezzi: i futures del Brent hanno salito di circa il 72% da gennaio, attestandosi intorno a 105 dollari al barile a fine maggio; comunque non hanno toccato i picchi temuti. Il prezzo del gas naturale liquefatto ha visto aumenti modesti nel 2026. Il mercato resta fiducioso che le forniture possano tornare alla normalità se il conflitto si risolve rapidamente.
Scorte in esaurimento: la domanda globale continua a superare l’offerta e le riserve mondiali si stanno esaurendo, vicine ai minimi degli ultimi otto anni. Le previsioni indicano che le forniture nei paesi ricchi potrebbero contrarsi ulteriormente entro l’inizio di giugno, e che entro settembre le scorte possano essere molto basse, aumentando la pressione sulle economie.