Energia in bilico: l’UE prepara scenari e risposte
giovedì 16 aprile 2026
La Commissione europea avverte che, se il conflitto in Iran continua, i mercati energetici vedranno uno shock prolungato dell’offerta e sarà necessario ridurre i consumi di carburante. L’Europa è esposta all’aumento dei prezzi, anche se non si registrano carenze immediate; tuttavia alcuni aeroporti segnalano possibili mancanze di carburante entro poche settimane, mentre Hormuz resta chiuso.
Secondo una valutazione a porte chiuse citata da Reuters, l’UE considera due scenari. Se il cessate il fuoco USA-Iran regge e l’embargo su Hormuz cessa, i flussi tornerebbero a livelli normali in pochi mesi e i prezzi scenderebbero; il diesel e il carburante per aerei si normalizzerebbero entro l’estate. Se invece il conflitto persiste, si verificherebbe uno shock durevole con aumenti di prezzo e interruzioni della catena di approvvigionamento; l’Europa potrebbe avere difficoltà a riempire le riserve di gas prima dell’inverno.
Per rispondere, l’UE sta elaborando misure per contenere le bollette e ridurre la dipendenza dai fossili. Una bozza di piano prevede, a maggio, modifiche fiscali per far scendere l’imposta sull’elettricità rispetto ai combustibili fossili, e facilitare tagli mirati per industrie ad alta intensità energetica. Inoltre si prevedono investimenti nel risparmio energetico, nelle cleantech e nelle reti intelligenti, insieme a un coordinamento per riempire i depositi di gas e a un possibile obiettivo di elettrificazione entro l’estate.
IEA, FMI e Banca mondiale hanno sottolineato che lo shock ha aumentato i prezzi di petrolio, gas e fertilizzanti, sollevando preoccupazioni su sicurezza alimentare e posti di lavoro. Anche se i flussi marittimi si normalizzano, potrebbero volerci mesi prima che le forniture tornino ai livelli prebellici e i prezzi restino elevati, con ripercussioni su energia, cibo e altri settori.
Infine, i nuovi modelli di commercio mostrano un riallineamento globale: secondo Wood Mackenzie, tra febbraio e marzo le esportazioni di greggio dal Medio Oriente sono calate di quasi il 60%. L’Europa importa sempre più da Nord America e esporta benzina e fuel oil verso Asia e Africa; il diesel resta deficitario per l’est anche a causa del dirottamento verso est e delle riduzioni baltiche, mantenendo prezzi oltre i due euro al litro. Le rotte energetiche si stanno riorganizzando, con l’Asia che funge da valvola di equilibrio.