Energia europea in bilico: tra misure tampone e prospettive future
martedì 7 aprile 2026
La crisi energetica provocata dalla guerra in Medio Oriente potrebbe avere effetti duraturi sull’economia globale. L’Europa valuta tutte le opzioni per fronteggiarla, inclusi interventi estremi come razionamenti di combustibili e l’uso delle scorte di emergenza. Cinque Paesi Ue (Italia, Germania, Spagna, Portogallo e Austria) chiedono a Bruxelles una tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche per finanziare aiuti temporanei a famiglie e imprese; l’Italia ha prorogato fino al 1° maggio il taglio delle accise su benzina e diesel.
Il commissario all’Energia Dan Jørgensen, nel corso del Consiglio informale del 31 marzo, ha avvertito che vanno valutate misure volontarie per ridurre la domanda e ha annunciato un nuovo pacchetto anticrisi in arrivo.
Sul piano dei mercati, i futures mostrano cautela: Brent poco sopra 109 dollari al barile e WTI poco oltre 112 dollari.
Secondo l’ISPI, finora le risposte sono state poco efficaci e concentrate sul breve termine. Lo shock energetico è maggiore di quello del 1973: la chiusura dello Stretto di Hormuz riduce l’offerta globale di petrolio di circa il 10-17%. L’OPEC+ ha annunciato un modesto aumento della produzione da maggio (206 mila barili al giorno).
Si teme una stagflazione, con costi energetici che si trasmettono lungo la catena del valore, spingendo inflazione e rallentando la crescita. Le misure nazionali (tagli ai prezzi, sussidi o voucher) finora evitano di ridurre drasticamente la domanda, rischiando di sostenere i prezzi e beneficiare maggiormente gli esportatori.
In Europa il prezzo del gas resta intorno a 50 €/MWh, ben al di sotto dei picchi del 2022. Due motivi spiegano la situazione: domanda asiatica che usa il carbone come buffer e un GNL in surplus. L’obiettivo resta eliminare la dipendenza dal gas russo entro il 2027, ma il Qatar resta una fonte chiave (circa il 12% dei consumi). Germania e Paesi Bassi hanno stoccaggi bassi; Italia e Belgio sono vulnerabili all’LNG qatariota e potrebbero subire un gap superiore al 6% dei consumi.
Per il lungo periodo la soluzione passa per una maggiore elettrificazione e una riduzione della dipendenza dalle importazioni di fossili, anche se i cambiamenti richiederanno anni. L’Italia ha previsto di mantenere una parte di energia da carbone fino al 2038 con la Bollette. Le proiezioni di Wood Mackenzie stimano una domanda globale di petrolio in calo: 95 milioni di barili al giorno nel 2040 e 75 milioni nel 2050, rispettivamente -8% e -20% rispetto allo scenario precrisi.