Energia, competitività e investimenti per l’Italia
giovedì 4 giugno 2026
L'aumento dei prezzi energetici, le tensioni geopolitiche e le fragilità delle catene di approvvigionamento mettono a rischio crescita e competitività. Per Bankitalia la transizione energetica è anche strumento industriale, geopolitico e di sicurezza economica.
A livello globale, l’escalation nel Golfo Persico e l’Hormuz hanno rialzato i prezzi; il gas europeo sale per minori esportazioni dal Golfo. In Italia gli effetti sono pesanti: trasferimento di reddito all’estero, minori salari disponibili, margini delle imprese compressi e crescita frenata; alto debito e rendimenti elevati limitano spazi di manovra, quindi serve agire sulle cause strutturali.
Prezzi elettrici e competitività: l’Italia resta dipendente dal gas per la produzione di energia; i prezzi italiani sono superiori alla media UE; allineare i prezzi industriali europei ridurrebbe i costi di produzione manifatturiera di circa 1%; allineare ai prezzi USA ridurrebbe oltre 4%, paragonabile a una riduzione del costo del lavoro oltre 6%.
Efficienza e rinnovabili: tra 2019-2024 l’intensità energetica è scesa del 15%; miglioramenti provenienti da tecnologie e cambiamenti nei processi. Tuttavia la velocità resta insufficiente per ridurre la dipendenza dai fossili importati. Misure di supporto dovrebbero essere temporanee e accompagnarsi ad investimenti strutturali. Le rinnovabili coprono 41% dei consumi elettrici nel 2025; se lo scenario di crescita resta invariato, entro il 2030 la produzione rinnovabile coprirebbe meno del 55% dei consumi, sotto l’obiettivo del 63% del Pniec.
Dipendenze tecnologiche: decarbonizzazione potrebbe spostare la dipendenza su minerali come litio, rame, nichel e cobalto, molto concentrati. Cina controlla grande parte della produzione e raffinazione: circa 70% litio, 85% terre rare, 85% capacità fotovoltaico, 80% batterie agli ioni di litio; questa concentrazione rappresenta una criticità per l’Europa in contesto di tensioni commerciali.
Europa fatica a trasformare risparmi in investimenti; frammentazione dei mercati e pochi strumenti comuni di finanziamento limitano la crescita; potrebbe compromettere la competitività contro USA e Cina.