Emissioni UE 2023-2030: la corte conferma le assegnazioni e guarda al post-2030
giovedì 3 settembre 2026
La Corte dell’Unione europea ha respinto il ricorso di Global Legal Action Network (Glan) e Climate Action Network Europe (CAN-Europe) contro l’aggiornamento esecutivo delle assegnazioni annuali di emissioni per il periodo 2023-2030. L’Effort Sharing Regulation (Esr) regola le emissioni dei settori non ETS (trasporti, edifici, agricoltura, rifiuti), responsabili di circa il 60% dei gas serra dell’UE. Nel 2023 l’Esr ha innalzato il taglio collettivo al 40% entro il 2030 rispetto al 2005, distribuendo gli obiettivi tra gli Stati tramite obiettivi nazionali e assegnazioni annuali.
Le ONG contestavano l’ambizione ritenuta insufficiente rispetto agli obiettivi dell’Accordo di Parigi e chiedevano di rivedere quantità e valutazioni di impatto. Il Tribunale però ha ritenuto che la maggioranza delle contestazioni riguardasse scelte legislative già fissate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, non l’esecuzione della Commissione: quest’ultima può applicare solo gli obiettivi già decisi e non sostituirli con traguardi più ambiziosi.
Il Tribunale segnala due errori nella risposta della Commissione: aver escluso in modo troppo netto possibili problemi di atti preparatori senza effetti giuridici diretti e aver interpretato troppo restrittamente il concetto di ‘diritto ambientale’ nel regolamento di Aarhus. Nonostante ciò, l’esito restava indipendente. Le ONG dovranno pagare le proprie spese e un terzo di quelle europee.
Guardando al post-2030, l’UE sta costruendo una nuova architettura climatica. La Climate Law fissa una riduzione netta di almeno il 90% entro il 2040 rispetto al 1990 e consente dal 2036 l’uso di crediti internazionali di elevata qualità fino al 5% delle emissioni nette del 1990, imponendo che l’85% della riduzione sia interna all’UE. Alcuni Stati chiedono maggiore chiarezza su quanto dovrà essere ridotto entro il 2040 nei settori ETS e su come inseriranno i crediti nel quadro proposto. La revisione dell’ETS prevede una traiettoria con tagli lineari del 3,7% tra il 2031 e il 2035 e dell’1,7% dal 2036, oltre alla possibilità di mettere sul tavolo fino a 260 milioni di quote per finanziare l’acquisto di altrettanti milioni di tonnellate di crediti internazionali di alta qualità.