Divieto sui moduli a terra: la Corte conferma l’agrivoltaico elevato come alternativa
giovedì 16 luglio 2026
La Corte Costituzionale ha depositato la sentenza n. 127/2026 sul Dl Agricoltura, confermando la costituzionalità dell’articolo 5 che vieta i moduli fotovoltaici a terra nelle aree agricole. Il pronunciamento nasce dalle questioni sollevate dal Tar Lazio e chiarisce che la norma non vieta tutti gli impianti solari in campagna, ma solo quelli con moduli collocati a terra.
La Corte riconosce che manca una definizione legislativa puntuale di “moduli collocati a terra”, ma sottolinea che la finalità è chiara: ridurre il consumo di suolo agricolo e salvaguardare le attività colturali e pastorali. Il contesto è rafforzato dal Dl 175/2025, che definisce gli impianti agrivoltaici come moduli elevati dal suolo compatibili con la prosecuzione delle attività agricole.
Secondo la Corte restano ammessi gli impianti agrivoltaici con moduli non collocati a terra, purché preservino la continuità delle attività agricole. L’articolo 20 del D.Lgs 201/2021 prevede eccezioni e deroghe al divieto, includendo casi in cui l’impianto è ubicato in aree specificamente individuate dal legislatore.
La sentenza evidenzia che non è dimostrato che le limitazioni compromettano gli obiettivi europei di energie rinnovabili. È confermato un bilanciamento tra tutela dell’ambiente, transizione ecologica, paesaggio agricolo, suolo, colture e biodiversità, fondato su criteri giuridici oggettivi piuttosto che su uso concreto o mutabile dei terreni.
Tra i punti di discussione resta la questione di fondo: la classificazione urbanistica di un’area come agricola non deve dipendere dall’uso reale, ma deve basarsi su criteri chiari per garantire certezza del diritto. La Corte invita a considerare le deroghe e le eccezioni previste dal quadro normativo.
esperti esprimono rilievi importanti: Germana Cassar rileva che molte aree formalmente agricole non hanno vocazione concreta e propone criteri di selezione più severi; Ambrogio Papa osserva che la sentenza tutela l’agricoltura ma non elimina le incertezze sull’applicazione e sull’equilibrio tra agricoltura e fotovoltaico; Francesco Tedioli segnala che la distinzione tra agrivoltaico avanzato e semplice coesistenza è rafforzata, ma restano dubbi sull’interpretazione pratica; Raffaello Giacchetti critica la scelta come sacrificio dello sviluppo del fotovoltaico a terra, chiedendo una revisione normativa basata sui dati reali di consumo di suolo.
In definitiva, la sentenza stabilisce che, allo stato, è legittimo privilegiare la tutela del suolo agricolo senza escludere l’agrivoltaico elevato, ma lascia aperti margini di interpretazione e la necessità di una disciplina più mirata che tenga conto del vero potenziale produttivo e del consumo di suolo reale. Le imprese interesseranno a investire nell’agrivoltaico avanzato, in attesa di una revisione normativa che renda più chiari criteri e applicazioni.