Dazi USA‑UE e gas: l’accordo in bilico e le conseguenze per l’energia
martedì 24 marzo 2026
L’ambasciatore USA nell’UE, Andrew Puzder, avverte che l’Unione deve attuare senza modifiche l’accordo sui dazi siglato a Turnberry nel luglio 2025, altrimenti rischia di perdere l’accesso preferenziale al gas naturale liquefatto statunitense. L’intesa mira a ridurre i dazi sulle importazioni UE di prodotti USA al 15%, con eccezioni per acciaio e semiconduttori, in cambio di un forte aumento degli acquisti europei di energia dagli Stati Uniti per oltre 750 miliardi di dollari in tre anni (petrolio, Gnl e combustibili nucleari).
All’assemblea di ARTE, il ministro dell’Ambiente e dell’Energia Gilberto Pichetto Fratin sostiene che l’Italia non si sente minacciata dalla posizione USA, rimarcando la sua capacità di approvvigionarsi da fornitori mondiali e dall’esistenza di diverse infrastrutture energetiche. La domanda chiave resta però la gestione globale di prezzi e forniture di gas e petrolio, dopo l’onda di incertezza creata dalle azioni di Washington e dall’accordo non ancora ratificato. In parallelo, Donald Trump ha imposto, con un ordine esecutivo del 20 febbraio, dazi temporanei del 10% per 150 giorni, complicando ulteriormente il contesto commerciale.
Il Parlamento europeo sta discutendo l’accordo: il voto in plenaria sul Turnberry è previsto per il 26 marzo, seguito da negoziati con gli Stati membri. Poche settimane fa, la Commissione per il Commercio internazionale dell’Europarlamento ha approvato una posizione che integra elementi tariffari dell’accordo e introduce strumenti di protezione per l’UE. In particolare, è stata rafforzata la clausola di sospensione: se dovessero materializzarsi dazi USA, l’iter delle preferenze tariffarie sui prodotti statunitensi verrebbe sospeso.
Tra le condizioni chiave, la legge europea prevede una riduzione dei dazi sul 50% al 15% per i prodotti europei contenenti meno del 50% di acciaio o alluminio e una possibile entrata in vigore anticipata: le preferenze entreranno in vigore solo se gli impegni di Turnberry saranno effettivamente rispettati. Inoltre, se gli USA dovessero aumentare dazi oltre il 10% della Sezione 122 a livello globale, la maggioranza dei prodotti UE potrebbe incappare in tariffe superiori al 15% dopo l’aggiunta della tariffa “nazione più favorita”, rendendo inaccettabile la situazione e spingendo alla sospensione dei lavori.
Una analisi dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa) mette in guardia dal rafforzarsi di una dipendenza europea dal gas americano, evidenziando che l’accordo potrebbe incrementare la vulnerabilità energetica dell’UE in caso di cambi di politica o di tensioni commerciali.