• Cuba guarda al sole: la svolta contro i fossili

    sabato 25 aprile 2026

    La crisi energetica di Cuba è stata aggravata dall’embargo statunitense: l’isola dipende quasi interamente dal petrolio importato e le vecchie centrali a olio sono vulnerabili ai rallentamenti dei rifornimenti. L’ultimo blackout, il 22 marzo, ha paralizzato l’isola, fermando ospedali e servizi finché una petroliera russa ha rifornito la rete temporaneamente.

    Per decenni le élite cubane hanno ignorato i segnali di rischio, contando su fornitori amici per petrolio a prezzo agevolato. Hanno mantenuto auto d’epoca, reti energetiche deboli e poco investimento in rinnovabili, nonostante sole e vento abbiano grande potenziale.

    La Cina ha colto l’occasione per inserirsi vicino agli Usa. Ha realizzato grandi parchi solari e prevede sistemi di accumulo: la quota di energia da fotovoltaico è salita dal 3,5% nel 2024 a oltre il 10% nel 2025 e potrebbe avvicinarsi al 17% entro fine anno. La potenza di picco ha raggiunto circa 900 MW, destinata a crescere.

    Molti cubani installano impianti domestici fotovoltaici con batterie; i prezzi sono crollati del 90% in dieci anni. Queste soluzioni alimentano le utenze di base durante le interruzioni e integrano una rete ancora vetusta.

    Secondo Common Wealth, Cuba potrebbe diventare autonoma dai fossili con investimenti di 8 miliardi di dollari (93% da rinnovabili) e, con 19 miliardi, avere un sistema 100% rinnovabile includendo veicoli elettrici.

    La Cina propone di accompagnare la transizione con prestiti, sistemi di accumulo e supporto all’elettrificazione dei trasporti, aprendo una nuova dipendenza tecnologica meno tossica dei fossili.

    Questo scenario ispira anche altri Paesi in sviluppo: Pakistan sta puntando sul solare per ridurre i costi; Kenya ed Etiopia investono in sole, vento e geotermia, oltre a mobilità elettrica.

    In definitiva, Cuba non è certo l’unico caso: sempre più paesi riconoscono che liberarsi dai fossili è possibile, conveniente e riduce vulnerabilità economiche e geopolitiche. L’Italia potrebbe accelerare su questa strada.