• Costo crescente dell’argento e nuove direzioni per i moduli solari

    lunedì 26 gennaio 2026

    L'argento è cruciale per metallizzare i contatti delle celle fotovoltaiche. Negli ultimi mesi i prezzi hanno accelerato, superando i 110 dollari l’oncia a gennaio e quadruplicando la media del 2024. L’aumento è troppo rapido per essere assorbito, comprimendo margini e rallentando gli ordini.

    Oggi l’argento può rappresentare fino al 29% del costo di un modulo, contro circa il 3,4% nel 2023 e il 14% nel 2024. Questo spostamento rompe l’equilibrio di prezzo che aveva mantenuto bassi i costi, esponendo la filiera a una debolezza strutturale.

    L’argento è un bene finanziario, ma la domanda è soprattutto industriale: PV e EV crescono più dell’offerta, generando un deficit strutturale. Negli ultimi 12 mesi le quotazioni sono aumentate di circa il 315%.

    Le previsioni indicano una possibile salita a 175-220 $/oz nel 2026, segno che il problema è strutturale e non passeggero. La riduzione dell’uso dell’argento procede per incrementi tecnologici graduali, non per sostituzioni rapide.

    Ridurre l’argento: soluzioni rapide. In Cina si sta accelerando l’uso di rame rivestito d’argento, che tagliano il consumo del 30-50% senza rifare i processi. È una fase intermedia: resta da valutare stabilità e longevità.

    Alternative radicali esistono, come la metallizzazione completamente in rame per celle avanzate, ma sono ancora costose. Queste opzioni potrebbero favorire architetture con meno argento.

    Le tensioni sulle materie prime del clean tech. Wood Mackenzie vede 2026 come possibile anno di stabilizzazione a livelli più alti, ma con forniture meno liquide e una localizzazione guidata dai governi.

    Un equilibrio fragile tra costi, innovazione e mercato. L’aumento dell’argento non elimina la competitività del fotovoltaico a lungo termine, ma chi riduce l’uso può distinguersi; altrimenti l’argento resta un freno.