Conto Termico 3.0: in Parlamento si chiede chiarezza e si prepara la riapertura per i privati
lunedì 9 marzo 2026
La chiusura temporanea dello sportello Gse dedicato al Conto Termico 3.0 è stata la stella polare di un dibattito in corso: la riapertura delle domande ai privati è prevista entro 3-4 settimane, come indicato dal Gse a Rimini durante la fiera Key2026.
In Parlamento il PD ha presentato due interrogazioni per chiarire la situazione: in Camera, l’atto 5-05127 chiede la ripartizione delle domande tra pubblico e privato, le risorse disponibili ora, le stime di fabbisogno e le misure per garantire la continuità della misura, con attenzione ai piccoli Comuni e alla pubblica amministrazione; al Senato, Daniele Manca solleva lo stesso tema, sostenendo che le risorse attuali non bastano e che la sospensione crea disagio tra operatori e cittadini.
Il Gse ha chiarito a Key che lo stop è temporaneo e serve a valutare l’impatto sulle bollette e sul contesto geopolitico. Vigilante ha annunciato una riapertura probabile entro 3-4 settimane, riservata ai privati.
Finora sono pervenute circa 2.200 richieste per 1,3 miliardi di euro, con l’85% proveniente da Comuni con meno di 15.000 abitanti. La domanda è stata particolarmente elevata per interventi NZEB, che hanno un plafond maggiore.
Il quadro normativo è chiaro: il tetto annuo è di 900 milioni di euro (art. 3 del DM del 7 agosto 2025). Di questi, 400 milioni vanno alla pubblica amministrazione e agli enti del Terzo settore non economici, e 500 milioni ai privati (con circa 150 milioni riservati alle imprese). È prevista la possibilità di rimodulare i limiti di spesa in base all’impegno effettivo, ma Mase deve decidere se usare questa opzione; Gse valuterà le domande e alcune potrebbero slittare a anni successivi.
Assoesco, tramite Antonio Beneduce, richiama al dialogo tra istituzioni e attuatori: la sospensione è comprensibile data la grande quantità di richieste, ma serve una riapertura rapida per evitare incertezze. Si valuta anche un ampliamento della dotazione finanziaria, potenzialmente tramite strumenti di fiscalità generale, per mantenere centrale il Conto Termico anche dopo il PNRR.
Soggetti e opere ammesse restano: tetto di spesa 900 milioni all’anno, con 400 milioni per PA e Terzo settore non economici e 500 milioni per privati (di cui 150 milioni alle imprese). Le aliquote variano: 100% delle spese per interventi in piccoli Comuni sotto i 15.000 abitanti o per scuole/ospedali pubblici, oltre a diagnosi energetiche e Ape; per gli altri interventi si va dal 25% al 65%. Le opere ammissibili riguardano efficientamento energetico (inclusa trasformazione in edifici a energia quasi zero e infrastrutture di ricarica veicoli elettrici abbinati a pompe di calore) e installazione di fonti rinnovabili (solare termico, biomassa, teleriscaldamento).