• Consumare quando l’energia è abbondante: lezioni dal mondo

    lunedì 27 aprile 2026

    Diversi paesi stanno sperimentando modi per spostare i consumi domestici nelle ore in cui eolico e fotovoltaico producono di più. In Italia, però, la domanda domestica flessibile è ancora poco sviluppata e resta isolata a iniziative commerciali di alcuni fornitori.

    Nel Regno Unito il concetto di Demand Response è diventato un aspetto centrale della gestione della rete. Il gestore NESO ha ampliato il programma a includere l’aumento dei consumi durante i surplus di offerta. Il numero di utenti iscritti ha superato 2,46 milioni in inverno; sono state effettuate 44 attivazioni con circa 3.9 GWh e costi di circa 1,2 milioni di sterline. Per l’estate si attendono prime valutazioni sul contributo al bilanciamento.

    Nell’esempio britannico spicca il ruolo di Octopus Energy, che ha portato a livello nazionale programmi già avviati dai fornitori. Con Power-ups hanno coinvolto circa 24 mila famiglie, garantito più di 1,3 milioni di sterline di elettricità gratuita, e con Free Electricity Sessions di Octoplus oltre 1,7 milioni di clienti hanno usato oltre 3,6 milioni di sterline di energia gratuita nel 2025. L’idea chiave è chiara: se c’è troppa energia rinnovabile, conviene usarla subito nelle case, invece di spegnere impianti e pagare per fermarli.

    In Italia esiste già una versione commerciale di questa logica, con Octopus Italia che propone Power Up invitando i clienti a consumare di più in una finestra indicata (ad esempio tra le 13 e le 14 con preavviso di circa 24 ore). Tuttavia, la rete non utilizza ancora questo strumento in modo diffuso: si tratta di un’iniziativa isolata di un fornitore piuttosto che di un sistema di bilanciamento diffuso.

    Secondo Michele Governatori di ECCO, la demand response ha potenziale molto alto per l’Italia, soprattutto perché il paese ha molto fotovoltaico e poco vento. Spostare i carichi può mediare tra ore in cui l’energia è fossile e ore in cui è verde, contribuendo a ridurre i costi di sistema e non solo a far risparmiare i singoli consumatori.

    In Italia i limiti principali derivano da un approccio centralizzato: Terna e grandi centrali controllano la flessibilità, mentre i piccoli carichi distribuiti richiederebbero logiche statistiche e aggregatori. Senza mercati aperti, misure per piccoli dispositivi e prezzo dinamico davvero semplice per il consumatore, la partecipazione resta limitata. Anche la dimensione culturale e regolatoria gioca un ruolo significativo.