Chi decide le CER e chi ne trae beneficio
martedì 20 ottobre 2026
Le comunità energetiche rinnovabili non producono automaticamente benefici sociali. Uno studio su dieci CER italiane di prima generazione mostra che gli esiti dipendono molto da chi le promuove, da come si coinvolgono i cittadini e da come si ripartiscono gli incentivi. Comuni, associazioni e cooperative hanno ruoli differenti: i Comuni incoraggiano una partecipazione ampia; associazioni e cooperative mirano a sostenere nuclei vulnerabili e il territorio.
Lo studio analizza gli intermediari: promotori, partner tecnici, finanziatori e chi mette a disposizione superfici per gli impianti. Le loro scelte orientano chi entra, come si decide e come sono distribuiti i benefici. L’approccio multidisciplinare che combina antropologia, economia e ingegneria ambientale collega procedure decisionali ed effetti sociali.
Tre criteri guidano l’analisi: partecipazione reale alle decisioni, equità nella ripartizione di vantaggi e costi, e potenziale riduzione di disuguaglianze territoriali o di svantaggi storici legati al sistema energetico. Avere molti iscritti non basta: la partecipazione è spesso facilitata da reti e risorse locali esistenti.
In sei dei dieci casi i Comuni sono stati promotori principali; in otto hanno organizzato incontri pubblici e informazione, e in nove hanno fornito tetti o facilitato l’accesso. Tuttavia una partecipazione estesa non garantisce una redistribuzione economica significativa: i criteri possono privilegiare i membri della comunità o la produzione di energia, senza un focus anti-povertà.
Esempi concreti mostrano approcci diversi: Ferla ha destinato parte dei benefici a incentivare la partecipazione senza una quota esplicitamente anti-poverta; Biccari ha coinvolto famiglie fragili e reinvestito in opere pubbliche; Napoli Est ha sfruttato reti locali per coinvolgere famiglie vulnerabili; Riccomassimo lascia autonomia ai membri e reinveste nelle infrastrutture locali.
Dal 2024 la cabina primaria allarga l’accesso e la potenza incentivabile, ma resta cruciale decidere chi beneficia e come si usano gli introiti. Alcune risorse derivanti da compensazioni ambientali sono reinvestite, ma non sempre compensano gli impatti preesistenti. Servono regole chiare per la distribuzione degli incentivi e strumenti per rafforzare competenze e partecipazione locale, soprattutto con i cambiamenti degli incentivi previsti dal 2028.