CCS nell’Unione: margini, rischi e infrastrutture da costruire
venerdì 5 giugno 2026
La CCS è presentata come strumento di decarbonizzazione, ma resta una tecnologia ancora immatura per un uso industriale diffuso. In Europa, il rapporto della Commissione mostra passi concreti ma limitati: tre siti autorizzati, sette progetti in domanda e una capacità potenziale superiore a 19 milioni di tonnellate all’anno; l’obiettivo è 50 Mt/anno entro il 2030.
Attualmente i siti autorizzati sono Nini West (Danimarca), Prinos (Grecia) e Porthos (Paesi Bassi) per 3,54 Mt/anno. Tra i progetti in domanda spiccano Ravenna (Italia) e cinque siti olandesi; sommando autorizzati e in autorizzazione si arriva a poco più di 19 Mt/anno, cioè circa il 38% dell’obiettivo.
La CCS è fortemente concentrata geograficamente: Danimarca e Paesi Bassi pesano sui numeri, con l’Italia, la Grecia e la Spagna in posizione minore. Ma la capacità reale dipende da infrastrutture di trasporto, reti, contratti e dati geologici: senza una rete comune, la cattura resta teorica e poco utilizzabile.
Domanda e offerta non coincidono: i piani UE stimano 35 Mt/anno di CO2 da catturare per lo stoccaggio entro il 2030, mentre la capacità indicata è di 27,1 Mt/anno. Esiste una domanda latente: dal 2020 oltre 100 progetti hanno chiesto fondi senza ottenerli; se realizzati, richiederebbero oltre 80 Mt/anno di stoccaggio.
Il ruolo dei produttori fossili è ambiguo: 44 soggetti obbligati dovrebbero contribuire, ma le strategie restano in gran parte riservate e solo 16 hanno confermato contributi quantitativi entro il 2030. Senza obblighi stringenti, la CCS rischia di restare una promessa senza investimenti concreti.
A livello globale, la CCS mostra limiti: Gorgon ha catturato circa 1,33 Mt/yr contro 4 Mt/yr di capacità nominale. Uno studio Nature (2025) indica un potenziale di stoccaggio globale di circa 1.460 Gt, insufficiente per risolvere i problemi climatici senza ridurre emissioni reali. In Europa, l’Innovation Fund sostiene 60 progetti con circa 6,65 miliardi; serve però un budget stabile di circa 3 miliardi l’anno per garantire sostenibilità, concentrando l’uso della CCS su casi concreti e vicino alle reti e ai siti di stoccaggio, con chiare responsabilità.