CBAM allargato ai prodotti trasformati: cosa cambia per l’industria europea
lunedì 15 giugno 2026
Il Consiglio dell’UE ha approvato di estendere il CBAM ai prodotti a valle, cioè ai beni trasformati che derivano da materie prime. L’obiettivo è includere le emissioni associate ai prodotti finiti per rendere la competizione più equa e ridurre la delocalizzazione.
Il CBAM entrerà in vigore a gennaio 2026 e obbliga gli importatori di beni ad alta intensità di CO2 (oltre 50 tonnellate all’anno) a dichiarare le emissioni incorporate e ad acquistare certificati. Il prezzo dei certificati, espresso in euro per tonnellata di CO2, si basa sui prezzi ETS: media trimestrale nel 2026 e media settimanale dal 2027.
L’obiettivo è creare condizioni di concorrenza più eque tra industrie europee e straniere e limitare la delocalizzazione della produzione verso Paesi con regole meno rigide sulle emissioni.
Attualmente il CBAM copre materie prime come ferro e acciaio, cemento, fertilizzanti, alluminio, elettricità e idrogeno. Il rischio è che le aziende europee che usano molte di queste forniture affrontino costi più alti, spingendo a spostare la produzione all’estero o a aumentare le importazioni di beni a valle non soggetti a CBAM.
Il Consiglio ha definito meglio l’elenco dei nuovi prodotti che saranno interessati e ha chiesto alla Commissione di rivederlo annualmente. I beni a valle includono sia componenti industriali sia beni di consumo assemblati, come frigoriferi e lavatrici.
Per combattere l’elusione si introducono misure per includere rottami metallici pre-consumo e la Commissione avrà poteri per intervenire in caso di pratiche ingannevoli nelle segnalazioni delle imprese ad alto rischio.
Esistono meccanismi per esentare temporaneamente le merci dal CBAM in situazioni gravi o impreviste che danneggiano il mercato interno; l’uso di tali esenzioni è soggetto a criteri chiari e oggettivi, come l’esposizione dell’UE a forti aumenti dei prezzi.
Il testo è stato approvato dal Consiglio.