• Carbone in primo piano: la controffensiva USA e le incognite globali

    mercoledì 18 febbraio 2026

    Durante una cerimonia pubblica, Trump è stato premiato con una statuetta che lo ritrae come “Campione del bel carbone pulito”, simbolo di una battaglia politica americana a favore dei fossili e contro le politiche climatiche moderne.

    Washington ha minacciato di lasciare l’IEA, considerata troppo orientata alle energie rinnovabili. Il Segretario all’Energia Chris Wright ha detto che l’agenzia lavora ‘contro la sicurezza energetica’ e ha invitato l’IEA a concentrarsi su quest’ultimo obiettivo, ricordando che l’IEA ha sede a Parigi e che la sua missione va riformata ai suoi occhi.

    Tra i segnali concreti, Trump ha firmato un ordine per far stipulare contratti dal Dipartimento della Difesa con centrali a carbone per basi militari e infrastrutture critiche. Il Dipartimento dell’Energia ha annunciato inoltre finanziamenti per sei progetti da 175 milioni di dollari volti a allungare la vita delle centrali a carbone in stati come West Virginia, Ohio, North Carolina e Kentucky. È stata anche abolita la Endangerment Finding, documento chiave dell’EPA che riconosceva i gas serra come sostanze nocive, base di quasi tutta la regolazione federale sulle emissioni.

    Di riflesso, il quadro di mercato mostra segnali forti contro il carbone. Secondo Carbon Brief, la potenza installata a carbone negli Stati Uniti è diminuita drasticamente durante i due mandati di Trump, con una perdita stimata di circa 57 gigawatt, superiori a quelle registrate durante gli ultimi anni di Obama o l’era Biden. La maggioranza degli impianti è vecchia: oltre il 75% ha più di 40 anni, e solo circa il 14% ha meno di 20 anni.

    Nonostante le politiche pro-carbone, le fonti rinnovabili hanno guidato la crescita energetica: nel 2025, wind, solare e accumuli hanno fornito la stragrande maggioranza della nuova capacità aggiunta alla rete, pari a circa il 96% della crescita complessiva, secondo l’EIA statunitense.

    Anche a livello globale la scelta energetica resta contesa. Il governo statunitense giustifica le misure come necessarie per la sicurezza energetica e la competizione con la Cina. Pechino, da parte sua, amplia la rendicontazione delle emissioni e continua a investire nelle rinnovabili, sebbene continui a costruire nuove centrali a carbone. La Cina resta motore degli investimenti puliti, ma resta criticata per pratiche nella catena di approvvigionamento e per questioni legate al lavoro nelle filiere solari.