• Bomba e la querelle sul gas Collesanto: promesse di sicurezza e dubbi sul territorio

    lunedì 22 dicembre 2025

    Il 27 dicembre a Bomba si prepara una manifestazione contro l’impianto di estrazione e liquefazione del gas collegato al lago artificiale; il Comune e un comitato denunciano rischi ancora irrisolti dopo oltre dieci anni di dibattito e precedenti pronunciamenti negativi del Consiglio di Stato.

    LNEnergy sostiene che il quadro sia cambiato: progetto profondamente rivisto, nessuna perforazione di nuovi pozzi né metanodotto; è stata ridotta la capacità produttiva del 50% e sono stati adottati modelli e sistemi di monitoraggio più rigorosi per garantire la sicurezza.

    Tuttavia il Comune e Gestione Partecipata Territorio rimangono contrari: mancano prove scientifiche affidabili sui rischi gravi, soprattutto subsidenza e sicurezza della diga posta a poche centinaia di metri dall’area interessata; le rassicurazioni non bastano per convincerli.

    LNEnergy cita pareri favorevoli: la VIA PNIEC-PNRR del 2025, il Ministero della Cultura del 2025 e l’autorizzazione con prescrizioni dell’Ufficio Grandi Dighe del MIT del 2024; sostiene che tali atti chiudano l’istruttoria tecnica e aprano la strada al decreto finale.

    Secondo la società, l’assetto attuale non è confrontabile con i progetti passati perché non prevede perforazioni né metanodotto; la riduzione della capacità operativa facilita l’applicazione di limiti e controlli volti a evitare la subsidenza.

    La sicurezza della diga è al centro: l’Ufficio Grandi Dighe ha imposto condizioni stringenti e un piano di monitoraggio integrativo; se il cedimento raggiunge 25 millimetri, l’attività si sospende per valutare l’interazione con la diga, e a 30 millimetri si interrompe definitivamente.

    L’Osservatorio ambientale ColleSanto Gas Field è presentato come garanzia di controllo e segnalazione di criticità, ma la decisione finale resta alle amministrazioni pubbliche competenti, non una prova di assenza di rischi.

    Sul piano economico, LNEnergy cità uno studio che stima 328 milioni di euro di valore economico, circa 1.800 posti-equivalenti e contributi all’indotto; l’impatto diretto sull’organico sarebbe contenuto, con benefici per l’industria locale e la filiera gas.

    Il comitato chiude ribadendo che non esistono prove definitive e che i modelli hanno margini di errore; servirebbero dati sul campo, non solo monitoraggio in corso, per applicare il precauzione. L’ipotesi di ricorso al TAR resta una possibilità, in attesa di sviluppi legislativi e giudiziari.