• Automazione nelle gare pubbliche: controllo umano e trasparenza al centro

    martedì 26 maggio 2026

    La digitalizzazione può velocizzare le procedure, ma non deve oscurare i passaggi matematici che determinano l’esito di un appalto. La Pubblica Amministrazione deve poter ricostruire, spiegare e, se necessario, correggere ogni passaggio decisivo.

    Un bando da 7,9 milioni di euro per il ripristino di una rete idrica, gestito sulla piattaforma SITAS TUTTOGARE e aggiudicato con criterio di offerta economicamente più vantaggiosa, ha evidenziato una differenza minima tra i primi classificati: 0,1067 punti. Una perizia ha mostrato che il punteggio tecnico corretto avrebbe potuto essere diverso, con una possibile escussione della graduatoria per soli 0,164 punti.

    Il TAR Sicilia ha chiarito che il problema non è l’uso del digitale, ma l’impossibilità di ricostruire i calcoli interni del software. Non erano disponibili né i calcoli intermedi né le regole operative applicate dal programma. Il ricorso è stato accolto perché i dati matematici non sono stati contestati da nessuno.

    La sentenza sottolinea un principio fondamentale: la digitalizzazione deve servire i principi costituzionali di legalità, buon andamento, imparzialità e trasparenza, non diventare un fine a sé. La normativa italiana ed europea richiede che le piattaforme siano tracciabili e controllabili, con riferimento al Codice dei contratti pubblici e agli articoli che disciplinano la vita utile del contratto e l’uso di procedure automatizzate.

    Per una piattaforma conforme servono cinque funzioni chiave: conservare i dati di input, rendere visibili le formule applicate, esportare i calcoli intermedi, tracciare la versione del software usato e permettere una verifica indipendente del risultato.

    Quando si passa da software deterministico a sistemi di IA, il quadro cambia: l’IA generativa può produrre output senza spiegare totalmente il percorso interno. Tuttavia, l’AI può essere usata se esistono registri, fonti verificabili, criteri di validazione, controlli umani e rimedi efficaci in caso di errore. L’uso dell’IA deve essere conforme ai principi dell’AI Act dell’Unione Europea, con gestione del rischio, qualità dei dati, trasparenza e supervisione umana.

    L’applicazione dell’IA nel pubblico richiede controlli espliciti: trasparenza sui modelli, interpretabilità, audit mirati, registrazione di input/output, verifica della conformità alle norme di gara e interventi correttivi in presenza di anomalie. L’obiettivo è evitare una difesa eccessiva della tecnologia a scapito della rapidità e della affidabilità decisionale.

    La CEPEJ ha promosso una Carta etica sull’uso dell’IA nei sistemi giuriziari, basata su diritti fondamentali, non discriminazione, qualità, sicurezza, trasparenza, imparzialità e controllo dell’utente. Applicati agli appalti, questi principi richiedono chiari elementi di accountability: cosa è stato usato, quali documenti sono stati analizzati, quali criteri sono stati applicati e chi ha validato il risultato finale.

    In sostanza, la sentenza non vieta l’automazione, ma impone controlli rafforzati. La PA può usare software e IA, purché mantenga pieno controllo sui procedimenti. Per i settori strategici, come energia e infrastrutture, l’AI può accelerare i processi se progettata come strumento decisionale verificabile, con registri, riferimenti e supervisione umana. Occorre automatizzare meglio, non meno: maggiore tracciabilità e possibilità di correzione optano a una pubblica amministrazione più efficiente e responsabile.