• Articolo 6 e Metsaf: incerta partita tra Italia e Bruxelles

    lunedì 4 maggio 2026

    La Commissione europea non ha ufficialmente bocciato l’articolo 6 del Dl Bollette, ma il nuovo quadro Metsaf (Middle East Temporary State Aid Framework) rende improbabile una sua approvazione nella versione originaria, strutturale, capace di neutralizzare i costi ETS e di modificare l’ordine di merito sui mercati. In pratica, Bruxelles potrebbe accogliere solo una versione riformulata, mirata a un sostegno temporaneo al costo del gas.

    Il Metsaf permette agli Stati membri di introdurre aiuti temporanei per attenuare l’impatto dei prezzi elevati del gas sulla generazione elettrica, ma a condizioni stringenti: misure definite nel tempo, valutate caso per caso, che non interrompano il merito economico dell’energia, non ostacolino i flussi transfrontalieri e non limitino i segnali di investimento per le energie pulite. Inoltre non possono coprire i costi di conformità al sistema ETS né usare il prezzo ETS come riferimento per determinare la compensazione.

    Dal punto di vista tecnico-giuridico, l’interpretazione ufficiale di Roma sull’articolo 6 resta in discussione ma resta la linea: non si sospende l’ETS. Il ministero sostiene che l’intervento sia uno sconto sul gas destinato all’uso termoelettrico, e non una sospensione del ETS; tuttavia la cornice del Metsaf rende quell’interpretazione sempre meno plausibile agli occhi di Bruxelles, che vieta esplicite compensazioni basate sul prezzo ETS.

    Le reazioni del mondo delle rinnovabili non si fanno attendere: associazioni ed esperti criticano l’intera impostazione, ritenendola sostanzialmente respinta. Anche se Bruxelles accettasse una versione ridotta, l’impatto sui prezzi sarebbe minore delle stime iniziali: stimatori come Afry indicano una compensazione dell’ID 15-30% sul valore ETS, con effetti sul prezzo all’ingrosso (PUN) intorno a 10 €/MWh, contro i 30-35 €/MWh previsti in piena applicazione.

    La contesa continua a influenzare gli investimenti: l’incertezza regolatoria spinge operatori e capitali verso strumenti più regolati e meno esposti al rischio prezzo, penalizzando modelli merchant, PPA e alcune forme di storage.