Aree idonee e clima: le Regioni come motore della transizione energetica
sabato 16 maggio 2026
Non sono solo le imprese a chiedere alle Regioni di accelerare su rinnovabili e aree idonee. WWF e altre associazioni ambientaliste chiedono norme chiare sulle aree idonee, aree di accelerazione e l’avvio di leggi regionali sul clima in attesa di una legge-quadro nazionale.
Questo dibattito nasce dal bisogno di superare i ritardi nello sviluppo delle energie rinnovabili e di centrare gli obiettivi europei. Le aree idonee sono viste come chiave per semplificare i procedimenti autorizzativi, offrire certezze agli operatori e tutelare biodiversità e paesaggio; criteri troppo restrittivi rischiano di rallentare lo sviluppo delle rinnovabili e di far sfuggire agli obiettivi europei.
I criteri chiave per un processo legislativo efficace dovrebbero basarsi su trasparenza e basi tecnico-scientifiche, coerenza con gli indirizzi europei, valorizzazione delle aree antropizzate e degli ammodernamenti degli impianti, processi partecipativi reali e migliore distribuzione dei benefici sul territorio. Il Governo è invitato ad adottare una legge sul clima.
A livello regionale alcune realtà hanno già intrapreso percorsi: Lombardia con la legge sul clima 11/2025 e l’approvazione di ulteriori aree idonee; Emilia-Romagna, Toscana e Bolzano hanno avviato percorsi o proposte legislative in tal senso.
Umbria è al centro di critiche di WWF, Greenpeace e Legambiente per la legge Omnibus 7/2025, modificata dal Dl 175/2025: si denuncia una disciplina percepita come restrittiva e retroattiva sui procedimenti in corso. In Umbria sono stati installati circa 314 MW di nuova capacità, poco più del 17,9% dell’obiettivo 2030, con una media annua di 60,4 MW e un rischio di non raggiungere l’obiettivo in tempi brevi.
L’assessore regionale all’Energia sostiene che la legge non è un freno e che eventuali limiti derivano da paletti nazionali; criticare la legge non significa attaccare il Governo.
In Toscana Legambiente chiede di accelerare gli iter autorizzativi delle rinnovabili, individuare ulteriori aree idonee e superare approcci frammentati che rallentano lo sviluppo. L’agrivoltaico è visto come leva per rilanciare l’agricoltura, ma richiede una stretta integrazione tra competenze agronomiche ed energetiche e una partecipazione protagonista degli agricoltori fin dalle fasi iniziali.
Perché l’agrivoltaico funzioni serve una pianificazione serrata, trasparente e costruita con i territori, con progetti di qualità che offrano forti sinergie tra produzione agricola e produzione di energia.