• Agrivoltaico tra terra e sole: regole chiare e investimenti in campo

    mercoledì 6 maggio 2026

    La crisi energetica rende ancora più urgente sbloccare l’agrivoltaico, ma il settore resta ostacolato da autorizzazioni, normativa regionale e opposizioni locali. Al II Forum di Legambiente a Roma si è discusso di come applicare una definizione comune e mettere al centro chi lavora la terra.

    In Europa sono attivi oltre 200 impianti agrivoltaici per oltre 15 GW; in Italia circa 700 progetti nell’ambito del PNRR, con potenza installabile vicina a 2 GW. Secondo monitoraggi italiani, gli investimenti nell’agrivoltaico sono passati da circa 2 miliardi di euro nel 2021 a 17,3 miliardi nel 2024, con quasi 1.700 richieste di connessione per circa 144 GW di FV, metà riferibili all’agrivoltaico. Si stimano 11,8 miliardi di benefici per il sistema Italia entro il 2030 con 7,7 GW di agrivoltaico e circa 19 mila occupati stabili.

    Legambiente ha ribadito che l’agrivoltaico non è una semplice etichetta per salvare il FV in zone agricole. Può mitigare gli effetti della crisi climatica sui campi: ombreggiamento, minore stress idrico e climatico, maggiore biodiversità e reddito agricolo. Richiede però agronomi fin dalla progettazione, un piano colturale integrato e continuità agricola verificabile, con ricadute concrete sul territorio e benefici locali oltre agli obiettivi nazionali.

    Coldiretti, pur mantenendo la prevista prudenza sul consumo di suolo, ha aperto all’agrivoltaico a condizione che l’impresa agricola vi tragga vantaggi concreti e non sia “usata” come semplice terreno. Richiama esperienze come biogas e Agrisolare, propone misure di accumulo energetico per usare l’energia prodotta anche di sera e sottolinea la necessità di una sinergia tra agricoltori e realizzatori.

    Confagricoltura e Cia chiedono chiarezza su fisco, Pac e contributi: i progetti devono nascere dall’agronomia, con quadro normativo stabile e coerenza della PLV. Occorrono incentivi modulari per le aziende di piccole e medie dimensioni e regole chiare sulle aree idonee e sui collegamenti alla rete, evitando ostacoli depotenzianti come vincoli non necessari.

    Sul fronte definizioni e scala, la filiera ritiene ormai consolidata una cornice normativa (dl 175/2025) che privilegia la continuità agricola e progetti basati su un piano agronomico. Si propone di aumentare le taglie oltre l’1 MW, verso 10-30 MW, mantenendo la convivenza con l’agricoltura e la PLV, anche senza incentivi, per rendere l’agrivoltaico una realtà economicamente sostenibile.

    Una visione divergente resta tra chi spinge per un agrivoltaico “avanzato” con monitoraggio, sensori e moduli innovativi (Aias) e chi preferisce una definizione operativa orientata alla convivenza e all’uso razionale della terra. Il permitting resta cruciale: servono regole regionali più chiare, tempi certi e criteri non contraddittori, bilanciando interessi locali e necessità energetiche.

    Le Regioni hanno espresso approcci diversi: la Campania applica già la nuova definizione con continuità agricola e valutazioni annuali; la Sicilia segnala pressione autorizzativa e la necessità di integrare storage e strumenti di valorizzazione; l’Emilia-Romagna richiede criteri tecnici solidi, monitoraggio e strumenti agili in dialogo con università e soggetti regionali.