• Agrivoltaico tra regole e qualità: una sfida italiana

    lunedì 11 maggio 2026

    Un comparto spinto dagli obiettivi delle rinnovabili: l’agrivoltaico sta crescendo ma serve governance chiara. Nel PN RR circa 600 richieste hanno riguardato oltre 1,7 GW e quasi 900 milioni di euro richiesti, contro fondi disponibili. Nel 2025 selezionati oltre 700 progetti, circa 2 GW installabili e 1 GW da realizzare entro metà 2026. Obiettivo 2030: 80 GW; finora circa 26 GW realizzati. L’agrivoltaico richiede integrazione tra energia, agricoltura e paesaggio, non una semplice cornice.

    Progettare per le colture, non dopo: non esiste un modello unico. Impianti possono essere alti 3–5 m, lasciare superfici coltivabili tra le file, usare inseguitori o pannelli verticali. L’ombreggiamento dipende da coltura e clima; nelle prove di soia si osservano riduzioni di resa e adattamenti. La meccanizzazione può limitare l’efficienza, e le fasce attorno ai sostegni riducono la superficie utilizzabile.

    Benefici potenziali, ma solo se progetti solidi: l’ombreggiamento parziale può ridurre evapotraspirazione e stress idrico, migliorare il microclima e talvolta proteggere da grandine o gelate. Le strutture permettono sensori e monitoraggio. Alcune stime indicano che, entro il 2030, 7,75 GW di agrivoltaico elevato potrebbero generare 11,9 miliardi di euro di valore condiviso e circa 19.000 posti di lavoro.

    Autorizzazioni e aree: i freni includono autorizzazioni lente, criteri regionali eterogenei e progetti non maturi. La legge 4/2026 rende più chiaro l’agrivoltaico, ma restano temi su PLV, asseverazioni e terreni idonei. Dal 2021 al 2024 i progetti cumulati sono circa 52,6 GW (89% interfilare); 2,3 GW autorizzati. Nel 2024 VIA legate all’agrivoltaico erano 153 su 304 pareri; a feb 2026, 3.683 pratiche di connessione per 144,57 GW di PV, metà agrivoltaico. Occorre allineare meglio sviluppo e autorizzazioni.

    Il paesaggio come parte del progetto: l’impatto paesaggistico è cruciale. L’impianto non deve essere nascosto; la progettazione paesaggistica deve creare habitat, fasce tampone e reti verdi, rispettando i tessuti storici e offrendo biodiversità e reddito.

    Il decollo dipende dal controllo pubblico: non basta mercato o autorizzazioni frammentate. Serve una regia pubblica che identifichi aree, tempi certi, criteri agronomici verificabili, monitoraggio continuo e responsabilità chiare tra energia e agricoltura. Se ben governato, l’agrivoltaico può essere pilastro della decarbonizzazione e della resilienza rurale.