Agrivoltaico e caccia: prospettive, timori e dialogo
mercoledì 4 febbraio 2026
Esiste un conflitto tra produrre cibo o energia. Non è solo una questione tra settori: Federcaccia Brescia apre la riflessione per capire quali effetti abbia l’agrivoltaico sull’attività venatoria. Secondo Michele Bottazzo dell’ufficio studi Federcaccia, l’agrivoltaico comporta perdita di territori, recinzioni, frammentazione e richiede una nuova pianificazione, anche a livello di ambiti territoriali di caccia (ATC). Il presidente Massimo Buconi, pur volgendo lo sguardo positivo verso la spinta green, mette in guardia dalle contraddizioni generate dal consumo di suolo agricolo e dai rischi per la biodiversità.
Nel gennaio 2026 la Federcaccia torna sull’argomento evidenziando la preoccupazione per una diffusione sempre maggiore dell’agrivoltaico, favorita dagli incentivi nazionali. Si teme che una gestione non attenta delle domande di progetti possa compromettere vaste aree agricole. Secondo l’associazione, manca una selezione nazionale su quali aree destinare o no all’agrivoltaico: al momento tutte le zone agricole sarebbero potenzialmente idonee, salvo vincoli preesistenti, con la conseguente necessità di utilizzare suoli urbanizzati o già compromessi.
Le critiche principali all’agrivoltaico riguardano effetti ambientali e sulla biodiversità poco studiati, una tecnologia ancora non molto testata nel territorio, poche colture compatibili, una possibile riduzione della produzione agricola e impatti paesaggistici. Su questi temi si consultano report e studi citati da QualEnergia.it, utili a comprendere scenari complessi e incerti.
In passato esponenti politici hanno discusso dell’impatto dell’energia rinnovabile sulla territorialità: Bruzzone ha promosso un intergruppo su eolico ed energie alternative, suscitando discussioni sulla proliferazione degli impianti; Zanella ha criticato l’uso politico del tema. Buconi ha ricordato che l’eolico può influire sull’avifauna e sulle rotte migratorie, ma Anev e Legambiente hanno evidenziato che i casi vanno valutati caso per caso, citando norme UE e linee guida che riconoscono impatti vari; è stato istituito anche un Osservatorio nazionale su eolico e fauna.
La gestione della caccia è regionale, regolata dalla legge 157/1992. Non esiste un divieto esplicito vicino agli impianti, ma le recinzioni e infrastrutture creano fasce di sicurezza che possono escludere la caccia. Le turbine richiedono comunque distanze e misure di rispetto tali da limitare la pratica venatoria in prossimità degli impianti.
Secondo Legambiente e Aias, la questione va letta in chiave dialogo. Morabito ribadisce la complessità e la necessità di confrontarsi per capire gli impatti reali, visto che la caccia gode di scarsa accettazione sociale. Viti di Aias chiede un dialogo aperto e costruttivo: se sorgono critiche non condivise, il confronto serve a individuare aree di miglioramento e ottenere un consenso basato sull’etica ambientale e sulla strategicità dell’agrivoltaico.