Acqua, terra e pannelli: costi e gestione idraulica nei parchi fotovoltaici
lunedì 27 luglio 2026
Negli impianti fotovoltaici a terra, garantire l’invarianza idraulica comporta costi significativi: stime di 60-70 mila euro per un impianto da 5 MW, ovvero circa 10-15 mila euro per MW per studi, scavi, vasche, canalizzazioni e limitazione dell’uso del terreno. L’obiettivo è non aumentare la portata delle acque meteoriche verso valle.
Serve quindi realizzare bacini di laminazione, fossi o trincee drenanti per rallentare e trattenere l’acqua, anche dove i moduli permettono uno scarico a terra simile a quello di alberi o roccia. Il problema nasce dal considerare la superficie dei moduli come impermeabile come l’asfalto, ignorando che il suolo sottostante resta in gran parte permeabile.
A livello nazionale, dal 11 dicembre 2025 il Testo unico delle rinnovabili impone sistemi di raccolta delle acque per nuove superfici impermeabilizzate; però la norma non cita esplicitamente i moduli fotovoltaici e non assegna loro un coefficiente di deflusso. Ciò lascia aperta la questione su come dimensionare le reti di drenaggio.
Le normative regionali possono differire: in Lombardia, i impianti fotovoltaici e agrivoltaici superiori a 150 mq hanno coefficiente di deflusso 0,7 se riducono la permeabilità del suolo; alcune zone non considerano le aree verdi sul terreno o le superfici agricole. In pratica, i moduli non sono asfalto ma modificano comunque il deflusso.
La valutazione deve basarsi su dati reali: misurazioni di permeabilità, progetti esecutivi chiari e criteri condivisi. Alcuni propongono linee guida comuni basate su casi reali; altri chiedono di modulare il deflusso in modo prudenziale e verificare l’effetto finale.
In assenza di dati certi, l’onere idraulico resta una voce di costo nel budget, spesso giustificando interventi amplificati. Una disciplina uniforme dovrebbe legare la verifica idraulica alle caratteristiche del sito e dell’impianto, evitando sprechi di risorse e garantendo efficacia preventiva.