Revolution Wind, tribunali e la sfida delle rinnovabili negli Stati Uniti
giovedì 25 settembre 2025
La Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto di Columbia ha concesso l’ingiunzione preliminare richiesta da Revolution Wind, consentendo di riprendere i lavori del parco eolico offshore da 704 MW al largo delle coste del Rhode Island. L’iniziativa è gestita in joint-venture al 50% con Skyborn Renewables ed è all’80% di completamento, con oltre 2.000 posti di lavoro legati a edilizia e cantieristica. L’amministrazione aveva bloccato le attività ad agosto con motivazioni poco chiare; la causa contro l’ordine di sospensione prosegue e Revolution Wind resta in contatto con le autorità per una rapida risoluzione.
Intanto i lavori dovrebbero riprendere il prima possibile. Revolution Wind resta impegnata a far progredire l’opera, ritenendola cruciale per l’energia pulita e per l’occupazione. L’iniziativa sostiene fornitori e subappaltatori e contribuisce a mantenere posti di lavoro legati a edilizia, cantieristica e servizi.
Parallelamente, Trump ha proseguito gli attacchi alle rinnovabili in sede Onu. Secondo lui, le fonti verdi sono una barzelletta: inutili, troppo costose e incapaci di fornire potenza sufficiente. Ha aggiunto che i grandi mulini a vento non soffiano sempre, richiedono continue riparazioni e spesso iniziano a arrugginire; sostiene che la Cina costruisce la maggioranza degli impianti, ma che in Europa la corsa verde presenta difficoltà e rischia di causare problemi economici.
Sul fronte legale, Revolution Wind ha presentato reclamo il 4 settembre per ottenere un’ingiunzione preliminare contro l’ordine di sospensione. I procuratori generali di Rhode Island hanno annunciato azioni contro l’amministrazione Trump. Inoltre, altre mozioni chiedono l’annullamento di autorizzazioni a parchi offshore: Maryland per 114 turbine e SouthCoast Wind in Massachusetts, segnalate tra settembre e metà ottobre.
Per l’occupazione, il rapporto Clean Jobs in America 2025 mostra una crescita del 2,8% nel 2024 e quasi 100.000 nuovi posti, portando gli occupati nel settore verde a circa 3,5 milioni, ben oltre i lavoratori del fossile. Tuttavia, decisioni politiche che tagliano incentivi, cancellano permessi e aumentano gli oneri rischiano di frenare la crescita. Nella prima metà del 2025 si stimava che oltre 22 miliardi di dollari in investimenti e 16.500 posti di lavoro fossero a rischio; si teme la perdita di oltre 830.000 posti entro il 2030, di cui circa 330.000 nel fotovoltaico.