• Gare idroelettriche: l’Antitrust spinge per procedure competitive e nuove vie

    giovedì 25 settembre 2025

    L’audizione al Senato del presidente dell’Antitrust, Roberto Rustichelli, ha evidenziato che il disegno di legge 2025 sulla concorrenza potrebbe sbloccare lo stallo sulle concessioni idroelettriche promuovendo gare competitive, trasparenti e conformi al principio di procedure aperte e parity previste dalla legge Concorrenza 2021 (n. 118).

    Tre motivi giustificano questa strada: gli impianti idroelettrici sono pochi e rappresentano una risorsa scarsa; l’Italia si impegna a cessare proroghe nell’ambito del PNRR; i costi energetici italiani superano la media UE di oltre il 35% (dato Confindustria).

    L’Antitrust richiama anche un’importante asimmetria informativa: i concessionari conoscono meglio di altri i costi di gestione e i valori di remunerazione. Le gare servirebbero a neutralizzare questa differenza mediante scambio di dati per un effettivo confronto competitivo. I margini operativi lordi dei produttori idroelettrici possono superare il 50-80% dei ricavi.

    Le gare potrebbero migliorare l’efficienza e la produzione nazionale, includendo la manutenzione necessaria degli impianti, con potenziali benefici per consumatori industriali e per la capacità produttiva del sistema energetico.

    Le vie contemplate includono: gare vere; rinnovi legati a nuovi investimenti (quarta via); contratti tripartiti UE per reti e idro; modello francese con rinnovi, passaggio ad autorizzazione e aste di capacità; poli di gestione in project financing; e, secondo l’AGCM, sarebbe necessario garantire parità di condizioni fin dalla presentazione dei progetti.

    Aldai e Federmanager, con un draft settimanale, hanno evidenziato che il project financing può accelerare i tempi e migliorare la qualità delle proposte. Da studi, si prevedono fino a 16 miliardi di investimenti, crescita della producibilità del 5-10%, aumento della quota rinnovabile di circa 2 punti, risparmi in bolletta e incremento del PIL e dell’occupazione (circa 20 mila posti).

    A livello europeo, i modelli variano: in Italia, Svizzera e Francia esiste la concessione; altri paesi usano permessi o licenze; resta aperta la discussione su quale modello sia più adatto, anche in relazione alle direttive europee sui servizi e alla possibile riforma del mini-idro.