Energie Rinnovabili e Territori Occupati: Un'Analisi
martedì 23 settembre 2025
L'espansione delle energie rinnovabili in Israele, con l'obiettivo di raggiungere una notevole capacità installata entro il 2030, solleva questioni etiche e legali riguardo l'uso di impianti solari ed eolici nei territori palestinesi e siriani occupati. Un rapporto evidenzia come numerosi impianti fotovoltaici siano situati in colonie israeliane in Cisgiordania, senza fornire energia alle comunità palestinesi vicine, violando il diritto internazionale.
Il rapporto documenta l'installazione di impianti fotovoltaici all'interno delle colonie israeliane, spesso su terreni confiscati, con accesso privilegiato a permessi e incentivi negati alle comunità palestinesi. Sono menzionati anche progetti eolici nelle Alture del Golan, dove la popolazione drusa protesta contro l'esproprio forzato dei terreni e la militarizzazione del territorio.
Diverse aziende israeliane sono coinvolte in questi progetti, con diversi livelli di responsabilità. Queste aziende operano in vari insediamenti, ricevono finanziamenti da fondi ESG e collaborano con università, talvolta con rappresentanze in Italia. Il rapporto menziona l'uso di turbine provenienti da fornitori internazionali, sottolineando un coinvolgimento globale.
Si osserva una profonda disuguaglianza energetica, con oltre il 30% dei villaggi palestinesi in Area C non collegati alla rete elettrica. I progetti fotovoltaici proposti dalle comunità palestinesi sono spesso bloccati dalle autorità israeliane, evidenziando come le tecnologie rinnovabili possano rafforzare il controllo territoriale e l'esclusione sociale.
La situazione solleva interrogativi per operatori, aziende e decisori pubblici europei che collaborano con queste imprese, senza verificare l'impatto sociale ed etico dei progetti. La transizione energetica dovrebbe basarsi su equità, diritti umani e giustizia climatica, altrimenti rischia di diventare strumento di oppressione, richiedendo una maggiore trasparenza nella filiera energetica.