• Criticità del Conto Termico 3.0: Un'occasione mancata per la decarbonizzazione

    martedì 29 luglio 2025

    Il Conto Termico 3.0, strumento chiave per la transizione energetica, rischia di fallire l'obiettivo di decarbonizzazione degli edifici pubblici a causa di incentivi inadeguati per le pompe di calore, tecnologia fondamentale per sostituire i combustibili fossili. Il decreto, pur mirando alla riqualificazione energetica, presenta un grave errore di valutazione economica, limitando fortemente l'installazione di sistemi di climatizzazione elettrica negli edifici pubblici, come scuole e ospedali.

    Il fulcro del problema risiede negli incentivi insufficienti per gli impianti di climatizzazione elettrica con potenza superiore a 35 kWt, tipici delle strutture pubbliche. Questi incentivi coprono solo una frazione dei costi necessari per sostituire i sistemi a gas con pompe di calore elettriche, rendendo l'operazione economicamente non conveniente per la Pubblica Amministrazione.

    Il Conto Termico 3.0, pensato per incentivare l'integrazione di tecnologie rinnovabili, crea un effetto domino negativo. Se l'installazione delle pompe di calore, considerata tecnologia 'trainante', non è economicamente fattibile, vengono compromesse anche l'installazione di pannelli fotovoltaici, sistemi di accumulo e colonnine di ricarica per veicoli elettrici, rallentando l'adozione di soluzioni sostenibili nel settore pubblico.

    La situazione attuale rischia di limitare gli interventi di riqualificazione energetica a soluzioni meno efficaci, come la sostituzione degli infissi o l'ammodernamento dell'illuminazione, compromettendo l'efficacia del decreto. Una revisione urgente del Conto Termico 3.0 è essenziale per correggere gli incentivi e consentire al settore pubblico e all'industria delle tecnologie pulite di contribuire attivamente alla transizione energetica, evitando che il decreto resti un'opportunità sprecata.