BRICS verdi: una nuova leadership climatica globale
giovedì 25 settembre 2025
La lotta al cambiamento climatico sta cambiando la geografia politica: con gli Stati Uniti che riducono il sostegno alle energie pulite e ostacolano grandi progetti, cresce l’attenzione verso i BRICS, chiamati a riempire un vuoto di leadership climatica e a guidare una nuova fase di cooperazione internazionale.
BRICS rappresenta circa la metà della popolazione mondiale e oltre la metà delle emissioni di CO2. Recentemente allargato a nuove economie, il blocco ha mostrato una linea più coordinata, promuovendo investimenti verdi, finanza climatica e una visione comune di transizione energetica e sostegno ai Paesi in via di sviluppo. Per una crescita giusta.
Cina, India e Brasile guidano la spinta sulle rinnovabili. Xi Jinping ha intensificato la presenza nei vertici internazionali e ha parlato di transizione giusta in Brasile. Cina e Brasile spingono per un quadro finanziario comune, mentre l’obiettivo di Parigi resta al centro: una crescita pulita guidata da economie emergenti.
Il Brasile, sotto Lula, ha ridotto la deforestazione amazzonica e conserva una larga parte della generazione elettrica a basse emissioni. L’NDC aggiornata fissa una riduzione delle emissioni del 53% entro il 2030 e la neutralità entro il 2050. Brasília vuole mediazione globale e punta a sbloccare i finanziamenti climatici.
La Cina è la principale produttrice mondiale di moduli fotovoltaici, veicoli elettrici e batterie, con il 10% del PIL dedicato alle industrie pulite nel 2024. Le esportazioni verdi si espandono soprattutto verso il Sud globale: se confermate, potrebbero ridurre le emissioni mondiali di circa l’1% nel ciclo di vita dei prodotti.
L’India registra una crescita record delle rinnovabili: oltre 220 GW installati entro marzo 2025, circa il 43% della capacità elettrica è pulita. L’attenzione è sulla giustizia climatica e sulle tensioni legate al CBAM europeo. L’India ha spinto una triplicazione della capacità rinnovabile globale entro il 2030.
Russia e Sudafrica restano più legati ai fossili, sebbene con segnali di transizione. La Russia sostiene una transizione “equa” senza rinunciare al gas, mentre il Sudafrica avvia un massiccio piano di decarbonizzazione e ora agiscono con partenariati internazionali (Just Energy Transition) per bilanciare occupazione, investimenti e sviluppo locale. Il mondo guarda a questo nuovo equilibrio.