Accelerazione verde dell’industria europea: una spinta comune per ridurre le emissioni
mercoledì 1 ottobre 2025
Tre paesi, Italia, Francia e Germania, hanno siglato un appello informale a margine del Consiglio Ue sulla Competitività, chiedendo una risposta rapida dell’Industrial Decarbonisation Accelerator Act (Idaa). Bruxelles presenterà entro il 25 novembre il pacchetto di misure legato al Clean Industrial Deal, che include due strategie dedicate all’energia pulita e alle batterie, inserite nel pacchetto europeo per le reti energetiche e nel quadro normativo per accelerare la decarbonizzazione delle industrie.
L’Idaa punta a incentivare investimenti nelle tecnologie pulite per ridurre le emissioni nelle industrie pesanti, favorendo un maggiore utilizzo di elettricità nelle lavorazioni e la sostituzione dei combustibili fossili. L’obiettivo è rendere l’industria più verde senza compromettere la sua capacità di competere sui mercati globali, mettendo al centro l’energia pulita come leva di transizione.
Le tre nazioni chiedono alla Commissione azioni incisive e rapide a favore delle industrie ad alta intensità energetica, con misure concrete per sostenere la transizione verde e migliorare la competitività. Secondo il ministro Adolfo Urso, servono interventi veloci; per Pichetto Fratin è essenziale garantire l’accesso a fonti pulite a condizioni convenienti e intervenire sui costi di rete che gravano sull’energia rinnovabile prodotta in Italia.
Una priorità comune è creare una domanda stabile per acciaio, cemento e materiali a basse emissioni, accompagnata da etichette trasparenti, regole comuni e un maggiore impiego degli appalti pubblici per premiare chi investe in prodotti e servizi verdi.
I governi chiedono criteri comuni e trasparenti per misurare le emissioni lungo le catene del valore, al fine di prevenire pratiche di greenwashing e elusione normativa nei Paesi terzi. È necessario affrontare il costo dell’energia, migliorare l’accesso alle fonti rinnovabili e abbattere gli oneri di rete, soprattutto per le imprese energivore, per proteggere l’industria europea dalla sovraccapacità produttiva globale e dai rischi di dumping.
Tra le proposte italiane rientrano la revisione del CBAM (meccanismo di adeguamento della CO2 alle frontiere) e l’istituzione, dal gennaio 2026, di uno strumento di salvaguardia per l’acciaio, pensato per difendere questo settore dai dumping ambientali e industriali.